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Stupra minore disabile, chiesti dal Pm 12 anni e l’espulsione

di Enrico Lorenzo Tidona
Stupra minore disabile, chiesti dal Pm 12 anni e l’espulsione

Bassa reggiana: discusso ieri il rito abbreviato dopo un lungo braccio di ferro tra accusa e difesa Il rito prevede uno sconto di 4 anni. Chiesto un risarcimento di 400mila euro per vittima e famiglia

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BASSA REGGIANA. Dodici anni di carcere e l’espulsione dall’Italia a fine pena. È quanto chiesto, ieri, dalla Procura di Reggio per la violenza sessuale perpetrata l’estate scorsa da un cittadino pakistano reo confesso, che ha consumato quel raccapricciante reato nei confronti di un ragazzino connazionale e vicino di casa di 13 anni, sordo e con gravi problemi di disabilità mentale che ne regrediscono la percezione del mondo a quella di una bambino di 8 anni. Un bimbo finito nelle grinfie dello stupratore la cui scarcerazione aveva fatto sollevare un polverone, anche perché inizialmente ristretto ai domiciliari a pochi passi dalla sua vittima. Ieri, quindi, è stato il momento della discussione del processo in abbreviato, il cui rito prevede in premessa uno sconto di quattro anni, facendo scendere la pena massima prevista a otto anni.

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Il sostituto procuratore Maria Rita Pantani non ha lesinato parlando dal banco dell’accusa, a pochi centimetri dall’imputato, che anche ieri era presente accanto al suo difensore, l’avvocato Domenico Noris Bucchi. La pm ha sottolineato le aggravanti: la vittima era un infra quattordicenne, un disabile e la violenza è stata perpetrata in un luogo appartato dove l’orco aveva condotto il ragazzino, nella Bassa reggiana. Ma per la difesa si è trattato di un «rapporto consenziente», fatto ribadito con forza davanti al gup Luca Ramponi. Bucchi batte la mano sul fascicolo, punta il dito nell’aula 3 al piano terra del tribunale di Reggio, chiede pene più lievi.

Le generiche, però, sono una richiesta irricevibile per la pm vista l’inaudita ferocia ai danni di un ragazzino che mentalmente ha 8 anni a causa della disabilità. E al momento della violenza era oltretutto senza l’apparecchio acustico che gli serve per equilibrare anche il deficit uditivo. «Io ho solo evidenziato elementi oggettivi che possono far ritenere che ci fosse il consenso del ragazzino – dice Bucchi –. Questo non cambia la pena ma solo la percezione della gravità del fatto». «Siamo parte civile a questo processo perché i servizi sociali si sono trovati davanti a un problema grave in un territorio dove da sempre la comunità pakistana è molto bene accetta – dice l’avvocato Marco Scarpati, a processo per l’Unione Comuni della Bassa –. C’è stato scompiglio: molte mamme avevano reagito tenendo a casa i propri bambini nel periodo estivo».

La vicenda aveva scatenato non poche polemiche dopo che il gip Giovanni Ghini aveva liberato il pakistano dai domiciliari in seguito alla confessione della violenza, imponendogli il solo obbligo di firma e il divieto di avvicinamento alla vittima. L’avvocato Monica Nassi ier iha chiesto un risarcimento di 400mila euro per la vittima e la sua famiglia e 20mila per “La Caramella Buona”.

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