Arrestato italo-marocchino dell'Isis, perquisita anche la casa del reggiano Aleotti
In manette Elmahdi Halili, 23 anni,considerato autore del primo testo di propaganda dell'Isis in italiano. Nell'inchiesta coinvolti anche quattro italiani convertiti all'Islam fra cui il reggiano Luca Aleotti, la cui abitazione è stata perquisita all'alba dalla Digos
REGGIO EMILIA. Tra i soggetti contattati da Elmahdi Halili, 23enne autore del primo testo di propaganda dell'Isis in italiano e arrestato a Torino, vi sono anche quattro italiani convertiti. Tra questi anche un reggiano, Luca Aleotti, che ha avuto diversi guai con la giustizia per istigazione al terrorismo e che a febbraio aveva finito di scontare la sorveglianza speciale.
La sua abitazione, all'alba, è stata perquisita dagli agenti della Digos di Reggio Emilia - coordinati dal dirigente Lucio Di Cicco - che hanno sequestrato il suo telefono oltre ad altri dispositivi elettronici in suo possesso. Aleotti non risulta ancora indagato, in attesa che gli inquirenti possano analizzare gli apparecchi sequestrati.
Perquisizioni in tutta Italia. Perquisizioni sono in corso da parte della Polizia nel Nord Italia nei confronti di soggetti legati ad ambienti dell'estremismo islamico. I 13 decreti di perquisizione sono stati emessi nell'ambito dell'indagine che ha portato in carcere l'italo-marocchino Elmahdi Halili e sono scattati a Milano, Napoli, Modena, Bergamo e Reggio Emilia. Nell'inchiesta sono coinvolti anche alcuni italiani convertiti all'Islam, oltre a cittadini di origine straniera: l'accusa ipotizzata nei è di aver svolto una campagna di radicalizzazione e proselitismo sul web.
Propoaganda sul web. Quando il 30 agosto del 2016 il capo della propaganda e portavoce dell'Isis Abu Mohammed Al Adnani fu ucciso ad Aleppo, Elmahdi Halili creò una piattaforma social dove pubblicò tre diverse playlist con i messaggi più famosi del braccio destro di Al Baghdadi, compreso quello in cui dava l'ordine ai lupi solitari presenti in Europa di scatenare la campagna di terrore che ha portato alle stragi del 2015. E' quanto hanno accertato gli investigatori della Polizia nell'inchiesta che ha portato in carcere l'italo marocchino.
Il lavoro degli inquirenti. L'indagine è partita alla fine del 2015, quando Halili ha patteggiato una condanna a due anni di reclusione, con sospensione condizionale della pena, per istigazione a delinquere con finalità di terrorismo proprio per la pubblicazione sul web di una serie di documenti dell'Isis. Le verifiche successive hanno consentito agli uomini dell'antiterrorismo di accertare che il giovane, proprio dopo aver subito la condanna, ha accelerato il suo percorso di radicalizzazione, intensificando l'attività di proselitismo ed indottrinamento.
Gli investigatori gli hanno infatti sequestrato diverso materiale, sia di propaganda sia inneggiante al jihad: filmati dei combattenti in Siria e Iraq, video delle esecuzioni di civili e militari, le rivendicazioni degli attentati di Parigi e Bruxelles. Nella disponibilità del giovane c'erano poi, oltre ai messaggi di Al Adnani, anche i sermoni di Anwar Al Awlaki, conosciuto come il 'Bin Laden di internet': entrambi, dicono gli investigatori, erano considerati dal ventitreenne come dei veri e propri padri spirituali.
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