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STABILIMENTO DELLA ROCCHETTA 

Blitz nel caseificio «Indagini in corso dopo il sequestro»

Blitz nel caseificio «Indagini in corso dopo il sequestro»

REGGIO EMILIA. «Si è trattato di un’attività svolta nell’ambito dei nostri regolari programmi di sorveglianza e vigilanza». Riccardo Deserti, direttore del Consorzio Parmigiano Reggiano, spiega così...

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REGGIO EMILIA. «Si è trattato di un’attività svolta nell’ambito dei nostri regolari programmi di sorveglianza e vigilanza». Riccardo Deserti, direttore del Consorzio Parmigiano Reggiano, spiega così l’origine del blitz al caseificio sociale Rocchetta di Suzzara, del quale è presidente il “numero uno" di Coldiretti Mantova Paolo Carra. Un’ispezione, da parte degli agenti vigilatori dello stesso consorzio e dei Nas (Nuclei antisofisticazioni e sanità) di Parma che ha portato al sequestro di oltre 18 mila forme di formaggio per un valore commerciale di circa 10 milioni di euro. Il sequestro cautelativo è servito a identificare le forme caratterizzate da irregolarità nell’uso del marchio, qualche centinaia, e in questi giorni sono in corso ulteriori sopralluoghi per poter procedere con il dissequestro delle forme che non presentano problemi e che, quindi, potranno essere commercializzate. Durante i controlli, era emerso che nello stabilimento mantovano della Rocchetta venivano utilizzate le fasce marchianti (usate per imprimere la scritta a puntini Parmigiano Reggiano) assegnate dal consorzio di tutela all’altro caseificio di proprietà della latteria, che si trova a Luzzara, nel Reggiano. Ma, soprattutto, alcune forme erano marchiate ma sprovviste della placca di caseina, vera carta d’identità della forma, che ne garantisce la tracciabilità. Secondo quanto riportato anche nel comunicato dei Nas pubblicato sul sito del Ministero della salute, «la produzione della società agricola negli anni 2017 e 2018 era superiore rispetto alle quote assegnate dal consorzio». Quote alle quali corrispondono, appunto, le placche di caseina, senza le quali il formaggio non può essere venduto come Parmigiano Reggiano. Il direttore del consorzio non si sbilancia sulle possibili conseguenze: «Le indagini sono in corso, non conosciamo la dimensione del fenomeno. Dobbiamo contestualizzarlo, capire cosa abbia generato il problema». Secondo Carra, si sarebbe trattato di un semplice disguido dettato dalle difficoltà di gestire due poli produttivi: «E’ una questione amministrativa – aveva commentato subito dopo il blitz – che non ha nulla a che vedere con la qualità e la salubrità che contraddistingue il nostro formaggio». (s.p.)

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