«Il degrado è presente in proprietà private»
Dopo la messa del vescovo per i senzatetto, il Comune prova a “discolparsi” «I problemi sono dove non possiamo intervenire con la riqualificazione»
REGGIO EMILIA. L’entrata del vescovo nelle Officine Reggiane si è aperta con la frase: «Che grande tristezza». L’uscita dell’amministrazione comunale con le parole: «Altra proprietà privata». Sono passate poche ore dalla messa di Massimo Camisasca all’interno dei capannoni diroccati che, alle 18.05, dall’ufficio stampa del Comune viene spedita una lettera che riporta alcune dichiarazioni del sindaco, Luca Vecchi, e dell’assessore a Patrimonio e sviluppo economico, Daniele Marchi. Argomento: proprio le condizioni di vita dei senzatetto che abitano in quell’area, assieme a un elenco delle azioni attuate e da attuare nell’immediato futuro per sconfiggere quella situazione degradante.
«Noi non voltiamo la testa dall’altra parte – esordisce nella nota il sindaco – Reggio Emilia città di tutte le persone significa anche farsi carico della condizione di chi abita alle ex Reggiane. Siamo impegnati direttamente e convintamente in un lavoro collettivo che cerchi ogni soluzione possibile per ripristinare la legalità e dare una risposta al bisogno di umanità». E qui terminano le frasi che si possono attribuire direttamente a Vecchi. Eppure il passaggio immediatamente successivo, non virgolettato e quindi proveniente dall’amministrazione in senso lato, sembra quasi un volersi svincolare dalle responsabilità, come a dire: «Non è colpa nostra se siamo arrivati a questo punto». La dichiarazione del sindaco infatti, si legge nel comunicato stampa, si riferisce al «degrado in cui vivono diverse persone nell’area dell’ex Reggiane, quella non interessata dai lavori di riqualificazione promossi dal Comune di Reggio Emilia e attuati da Stu Reggiane spa, bensì nella zona di altra proprietà privata da tempo abbandonata in condizioni di grave incuria».
A fronte delle sottintese colpe di questa «altra proprietà privata», la nota prosegue poi elencando gli intenti dell’amministrazione comunale, «coinvolta nella quanto mai complessa ricerca di una via d’uscita dalla situazione in cui versa l’area ex Reggiane abbandonata, facendosi carico ancora una volta, insieme ad altri soggetti, di azioni di valenza pubblica, dopo avere attivato un programma di rigenerazione di ampio respiro – il Pru Santa Croce-Reggiane – che ha il merito di aver strappato al degrado e alla deriva oltre metà della vecchia area industriale, concretizzando al contempo un investimento strategico sul futuro della città, il Parco Innovazione. Si tratta di un investimento pubblico-privato di portata storica, che ha già consentito, fra l’altro, la bonifica da amianto e residui bellici dell’intera area Reggiane e la realizzazione di importanti opere pubbliche».
In tutto questo, prosegue ancora il comunicato stampa, «convivono tuttavia due realtà: quella del cantiere e quella dei capannoni non oggetto di riqualificazione scelti come riparo da persone senza fissa dimora. Le situazioni problematiche si concentrano infatti tra i capannoni e gli altri edifici dell’area dismessa che non sono oggetto dell’intervento di riqualificazione». Insomma, per restare in tema di messe e visite vescovili, il Comune in questo passaggio ribadisce ancora che, per quanto riguarda le sue pertinenze, di problemi non ce ne sono.
La nota spiega poi che nei prossimo giorni, d’accordo con Prefettura e forze dell’ordine, si svolgerà un Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica proprio questo tema, per dare poi voce all’assessore Marchi: «La situazione è indubbiamente molto critica e complessa sotto diversi profili e richiede un’azione coordinata di tutti i soggetti, parimenti mobilitati sul tema che è di inclusione sociale, di sostenibilità e igiene, di sicurezza. Un piano di azione, che può essere messo in campo nel breve o brevissimo periodo, prevede interventi di rimozione dei rifiuti, di demolizione e chiusura di immobili fatiscenti, di tipo socio-sanitario per realizzare “percorsi di uscita” dall’area delle persone che vi si trovano». Uno dei problemi principali infatti, spiega l’amministrazione, è proprio il «rilevante accumulo di rifiuti», al quale si aggiunge la «necessaria demolizione o chiusura dei manufatti più precari e pericolosi che oggi vengono utilizzati come riparo. Per questo, assieme a Stu Reggiane spa, l’amministrazione sta valutando praticabilità e modalità per intervenire in tempi rapidi».
Fra le cose già concretizzate vi è invece un primo lavoro di coordinamento di diversi soggetti della solidarietà e del volontariato: «Caritas, parrocchie, singoli volontari e cittadini che assieme ad alcuni operatori dei servizi socio-sanitari conoscono l’area e le persone che la abitano, per condividere informazioni, conoscere chi e perché frequenta questi luoghi e quali ipotesi di lavoro si possano costruire per creare percorsi di uscita da una condizione di grave marginalità». Queste azioni, integrate dal presidio persistente del territorio in termini di sicurezza «potranno aiutare a tenere la situazione sotto un maggiore controllo».
Ad oggi, conclude infine la nota del Comune reggiano, «si rileva dalle informazioni disponibili, si tratta di persone senza fissa dimora, prive di reti di protezione, in parte note ai servizi per problematiche legate alle dipendenze che hanno trovato nei capannoni dismessi un rifugio durante i mesi invernali, e per le quali si stanno ipotizzando percorsi di recupero. Ma la fluidità delle presenze è molto alta, perciò il presidio e l’attenzione devono rimanere altrettanto alti».
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