Gazzetta di Reggio

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Alla scoperta dei tesori di San Girolamo

di PAOLO BEDOGNI*
Alla scoperta dei tesori di San Girolamo

L’architetto Bedogni, in occasione dell’apertura del complesso per la Pasqua, racconta storia e misteri di questo gioiello

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Il complesso di San Girolamo appartiene all’anima della città di Reggio Emilia, nel senso che molti di noi sentono il bisogno di visitarla. L’occasione della Settimana Santa realizza questo desiderio offrendo tale possibilità, nella tradizionale visita ai “sepolcri” del giovedì santo, seguita dal venerdì con la funzione della croce.

Questo luogo tutto reggiano è stato conosciuto in convegni nazionali (Chiaroscuro: Polifonia architettonica nel Complesso dei Santi Girolamo e Vitale, Teatro Municipale, Reggio Emilia, 2007) e internazionali (Dalla Corte degli Este a quella di Luigi XIV: Gaspare e Carlo Vigarani, Chateau de Versailles, 2005; La stanza del sole: nel complesso seicentesco di San Girolamo, Politecnico di Milano, 2007).

San Girolamo, pur essendo chiusa in tanti momenti dell’anno, appare una meta che attira tanta gente, fedeli che frequentano o fedeli che non partecipano frequentemente al culto; una chiesa chiusa durante l’anno, pensata quasi come una roccaforte con tanto di muro di cinta alto tre metri, ma in grado di parlare anche “a coloro che non conoscono Gesù Cristo o lo hanno sempre rifiutato” (Evangelii Gaudium 14). Sono stato spesso coinvolto in visite con numerose persone che mi trasmettevano il desiderio, più che di conoscenza di contenuti, di vivere una esperienza di contemplazione.

Architetto Gaspare Vigarani. I diversi luoghi che costituiscono San Girolamo invitano ad una ricerca interiore che coinvolge tutti ancora oggi dopo secoli di storia. Tale esperienza è vissuta percorrendo i vuoti dei vari collegamenti che fanno abitare il silenzio. L’architetto Gaspare Vigarani, abituato a lavorare per la corte del duca estense Francesco I e perfino per il Re Sole in Francia, riesce a realizzare con il suo magistero di architetto ciò che la gente gli aveva richiesto e come diremmo oggi: realizzare una chiesa capace di attrarre e accogliere al suo interno tutti indistintamente. Non crediate che, allora come oggi, non ci fossero ristrettezze economiche, ma l’obiettivo condiviso di costruire una architettura attraente ha prevalso.

Confraternita e Terra Santa. La Confraternita di San Girolamo e Vitale aveva al suo interno un gruppo di aderenti di circa una cinquantina di persone, vero e proprio spaccato sociale della città di Reggio. Vi erano artigiani, calzolai, commercianti, notabili e personaggi come il nobiluomo reggiano Simone Resti che in buona parte finanziò l’opera. Apparteneva alla Confraternita anche un certo Ippolito Pratonieri che si recò in Terra Santa, affrontando mille e mille vicissitudini dovute ad un viaggio avventuroso ed estenuante.

Il suo viaggio fu determinante, non tanto per l’esplorazione di luoghi sconosciuti della terra di Gesù Cristo, della sua Passione, morte e risurrezione, ma per aver vissuto e tradotto questa esperienza in un disegno che si è portato a Reggio: quello del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Quel disegno racchiude in sé anche il ricordo vissuto da Pratonieri della luce che inondava il Santo Sepolcro nello spazio della Rotonda dell’Anastasis, cosiddetta della risurrezione. In quel complesso voluto da Costantino a Gerusalemme, grazie a quindici grandi finestroni e all’oculo zenitale dell’articolazione della cupola, la luce è stata trattata come materia compositiva al fine di esaltare, più che la morte di Cristo, la sua Pasqua.

La Confraternita, presa dall’entusiasmo per quei racconti di viaggio, fece costruire d’impulso la copia del Santo Sepolcro nella loro chiesolina di San Vitale. Il Vescovo Coccapani in visita in San Vitale si accorse che lo spazio della chiesa era stato tutto occupato dal Santo Sepolcro e non era più possibile lo svolgimento delle azioni liturgiche. Impose dunque la chiusura di San Vitale. Questo ci insegna che quando c’è una comunità forte i problemi si trasformano in opportunità.

Fiducia nell’arte. La Confraternita incaricò direttamente nel 1646 l’architetto considerato il migliore anche dai duchi estensi, ovvero l’amico reggiano Gaspare Vigarani. Oltre a lui vennero invitati anche il mastro muratore Girolamo Beltrami e Francesco Mora, gli scultori Carlo Antonio Gaggini, Pietro Ancini, nonché Paolo Emilio Besenzi pittore del giro angeli presente nel cielo della cappella rotonda e i Tondelli per la modellazione in scagliola dell’unico altare.

Questo gruppo di persone della Confraternita si è affidato quindi alla sapiente regia di un architetto - scenografo che ha messo a frutto tutto il suo magistero in collaborazione con uomini di fiducia ispirati dall’arte e da un grande sensus fidei (istinto della fede). Un architetto di valore anche teologico - liturgico si riconosce dal modo in cui ascolta e da come è in grado di interpretare i bisogni della comunità che lo ha incaricato. Il Vigarani ha dimostrato coraggio nel progettare e costruire un complesso innovativo rispetto ai caratteri tipologici imposti dalla Controriforma. In coerenza con le Costituzioni della Confraternita dettate da un francescano è stato raggiunto lo scopo di realizzare una “chiesa povera”.

Stanza del Sole. La Confraternita chiese al Vigarani di disegnare e realizzare un progetto che fosse la restituzione architettonica della Passione, morte e risurrezione di Cristo. Questo “programma” consegnato all’architetto non era una semplice chiesa, ma un qualcosa di più: la risposta alla morte proposta all’uomo, ancor oggi, attraverso la testimonianza di Cristo uomo, come uno di noi. Siamo di fronte ad una narrazione evangelica pura, senza orpelli moralistici, proclamata da una architettura sobria e proprio per questo innovativa. Unica eccezione a tale sobrietà è la Rotonda, luogo nel quale siamo invitati a partecipare con i martiri, i santi e gli angeli alla tensione terra – cielo valorizzata dalla qualità architettonica.

Chi visita San Girolamo diventa quindi immediatamente attore di percorsi ad imitazione di Cristo, anche senza liturgie particolari. L’architettura ti fa vivere il mistero della penitenza, del racconto evangelico e del corpo e sangue di Cristo: la messa (progettata nella Cappella Rotonda che rappresenta la struttura architettonica del calvario).

Ecco perché così tanti reggiani e forestieri desiderano andare a visitare San Girolamo, percorrendo l’Orto degli Ulivi, la Scala Santa in ginocchio, l’Oratorio per la preghiera comunitaria, la Galleria Oscura per la penitenza corporale, le Scale a lumaca per discendere, la scalinata per la Cappella Rotonda configurata come l’architettura del Calvario che anticipa come statio la visita devozionale al Santo Sepolcro. Santo Sepolcro in un piano seminterrato e magistralmente illuminato da oculi seminascosti ricordando il gioco della luce dell’Anastasis di Gerusalemme.

Santo Sepolcro modificato rispetto l’originario disegno riportato da Gerusalemme con l’inserimento di un luogo specifico inventato dal nostro architetto e che possiamo definire “Stanza del Sole” perché è in grado di raccogliere, lasciando completamente buio il Sacello di Cristo, tutti i raggi del sole per irradiare la croce inscritta in un cerchio: Cristo sole. Questa irradiazione rappresenta il periodo della Pasqua. I raggi equinoziali e altri raggi in ricorrenze particolari accentuano le delizie astronomiche, pensate dall’architetto Vigarani per la gente della Confraternita, in grado di evocare la Speranza Pasquale ancor oggi.

*Architetto

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