Griffe false da Barletta a Correggio
La Finanza sequestra 2.500 capi d’abbigliamento Thrasher. Sette indagati
CORREGGIO. L’operazione “Fake brand” è partita da Correggio i primi di marzo: quando la guardia di finanza di Reggio Emilia è entrata in un negozio del centro, gestito da un 38enne di Modena (denunciato per commercio di marchi taroccati) e ha scoperto una partita di indumenti contraffatti griffati Thrasher – una marca che spopola tra gli adolescenti – pronti per la vendita.
Da quel sequestro, tirando i fili dell’organizzazione, gli investigatore delle fiamme gialle hanno individuato la centrale di smistamento (Bologna) e risalendo la corrente sono arrivati fino alla cuore del business illecito: la produzione dei cliché falsi, in un laboratorio di Barletta, in Puglia, nel quale sono stati sequestrate 4 matrici, molte etichette e una montagna di carte grazie alle quali è stato possibile ricostruire la rete di commercializzazione della merce.
Complessivamente tra Correggio, Barletta, Bologna e Messina sono stati sequestrati 2.5000 capi tra magliette, felpe, pantaloni, zaini contraffatti. Un giro per qualcosa come 100.000 euro se la merce fosse stata commercializzata. Sette le persone, tutte italiane, iscritte nel registro degli indagati per produzione e commercio di marchi contraffatti e per ricettazione. Secondo quanto emerso dalle indagini, da Barletta dove sono finiti nei guai tre individui, la merce contraffatta partiva in direzione nord e sud. Una parte finiva presso un rivenditore individuato e denunciato a Messina ma la gran parte veniva spedita al nord. Punto di smistamento: Bologna dove sono state denunciate due persone. Dal capoluogo indumenti e accessori ripartivano per rifornire alcuni punti vendita della provincia di Reggio Emilia. Uno, appunto, è stato individuato a Correggio (un altro a Reggio ma in questo caso non ci sono indagati). Le fiamme gialle sono arrivate nel negozio un pomeriggio di febbraio e non hanno impiegato molto a individuare i 70 pezzi taroccati Thrasher: erano esposti sugli scaffali e pronti per essere venduti. In quell’ occasione il guadagno illecito avrebbe superato i duemila euro.
L’intervento della finanza si è collocato nell’ambito delle attività istituzionali del corpo della finanza, finalizzate alla tutela del mercato dei beni e dei servizi, alla salvaguardia dei marchi nonché al contrasto delle condotte che minacciano il “made in Italy”. «E’ stato importante – afferma il tenete colonnello Adriano Pelegatti, comandante del Gruppo Gdf di Reggio Emilia – essere riusciti a risalire fino al produttore dei marchi falsi perché in questo modo abbiamo bloccato tutta la filiera».
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