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Reggio Emilia, è assalto al forte del sindaco Vecchi

di Evaristo Sparvieri
Reggio Emilia, è assalto al forte del sindaco Vecchi

Con il Pd ancora stordito, le opposizioni vanno alla carica. Mentre i progetti del primo cittadino entrano nel vivo

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REGGIO EMILIA. Le opposizioni si stanno strutturando, ringalluzzite dal risultato elettorale del 4 marzo, insinuandosi in ogni spazio lasciato scoperto, trascurato o semplicemente messo in stand-by dall’amministrazione. E l’assalto alla diligenza di fatto è già partito, in vista della corsa delle prossime amministrative, in programma nel 2019.

Da Roma a Reggio. Una lunga e scoppiettante campagna elettorale, esplosa subito dopo le sonnacchiose Politiche, che hanno chiuso i giochi romani aprendo però ufficiosamente la partita reggiana. Il traguardo sperato dalle opposizioni si chiama Municipio, luogo che vorrebbero espugnare dopo decenni di tentativi vani. L’obiettivo dichiarato, invece, è uno: il sindaco, Luca Vecchi, primo cittadino di un’amministrazione a trazione Pd e di matrice post-renziana, uscito anche a Reggio stordito dalla scorsa tornata elettorale, ma capace di esprimere il suo precedessore, Graziano Delrio, nel ruolo di capogruppo alla Camera.

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È il peso di un’eredità che, sul fronte amministrativo, pone Vecchi nella posizione di trovarsi fra l’incudine e il martello, alle prese con patate bollenti lasciate a bagnomaria da un predecessore al quale per ragioni diplomatiche non può far risalire responsabilità dirette per specifici problemi cittadini. Ma con un ampio ventaglio di progetti portati avanti in prima persona (dal rilancio dell’Area Nord fino alla nuova vita dei Chiostri, passando per le prossime infrastrutture come ad esempio la Tangenziale Nord), molti dei quali destinati ad entrare nel vivo proprio in concomitanza con la scadenza del suo mandato, sui quali potrebbe giocarsi le carte di una ricandidatura.

Pd chi? Su un versante più politico, l’attuale scenario pone invece Vecchi come esponente di un Pd reggiano che dall’emorragia di tessere è passato a quella di voti, attraverso una cura dimagrante dei circoli e la riduzione all’osso di una comunità politica. Il risultato? La parcellizzazione dei propri componenti fino a sfiorare l’isolamento dei propri rappresentanti nelle istituzioni, in un silenzio anche comunicativo assordante proprio nel momento in cui la temperatura mediatica si è alzata di colpo.

Il comunicatificio. Nelle redazioni, è sufficiente buttare un occhio alle mail per trovarsi di fronte ad un novello “comunicatificio”, sparito dai radar solo nelle settimane di par condicio, ma che in pochi giorni ha raggiunto vette decisamente superiori al passato: Lega, M5s, civici, comitati, animati da un rinnovato “interventismo” su ogni argomento, a torto o a ragione, portando l’asticella del dibattito sul livello di un continuo corpo a corpo e accerchiando il Comune, che a sua volta da qualche tempo risponde a suon di note e conferenze stampa, con toni decisamente più battaglieri.

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Il caso #viaccassoliuno. È in questo quadro che si inserisce anche l’annuncio di Vecchi di voler denunciare per razzismo il post del neoparlamentare del Carroccio, Gianluca Vinci, sul manifesto di #viacassoliuno, il progetto di riuso dell’ex sala slot finito nel mirino del leghista per un manifesto nel quale è raffigurato il volto in primo piano di Aida, una ragazza reggiana originaria del Senegal e presidente di Roots Evolution, una delle realtà che ha risposto al bando per la gestione del nuovo spazio: un episodio fortemente stigmatizzato da Vecchi, che ha finito per assumere l’aspetto di una vera tappa di snodo di questa settimana, avvenuto subito dopo la marcia in centro dei 2.500 tifosi granata per lo stadio Giglio e praticamente in concomitanza con la messa celebrata dal vescovo, Massimo Camisasca, fra i capannoni abbandonati delle ex Reggiane.

Tifosi e monsignori. Stadio e Reggiane. Sono proprio questi i due simboli dello status quo amministrativo. Nel primo caso, i tifosi attaccano Vecchi per colpe che fanno risalire a Delrio, chiamandolo in causa proprio anche – ma non solo – come suo successore. E Vecchi proverà a mettere attorno a un tavolo i contendenti, Mapei e Reggiana, per cercare una soluzione.

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Nel secondo caso, invece, la visita del vescovo ha riacceso una volta di più i riflettori sul volto oscuro e contraddittorio delle ex Officine, dove le luci generalmente si spengono per lasciare accese le vetrine del Tecnopolo, fino a spingere il Comune a correre ai ripari sottolineando che l’area degradata è di proprietà privata.

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C’è almeno un legame fra i due episodi, così distanti fra di loro. E sono proprio le voci delle opposizioni, pronte a puntare il dito sull’amministrazione e su chi attualmente ne è a capo, ponendo ciascuno l’accento su ciò che è più congegnale alla propria strategia mediatico-elettorale.

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I carri del malcontento. Dietro i tifosi, o accanto ad essi, non mancano esponenti di Grande Reggio-Reggio Progetto della Lega o del M5s, che pure puntano il dito contro il rapporto considerato poco trasparente fra Comune e Iren Rinnovabili per la realizzazione del Tecnopolo, lasciando invece campo alla Lega quando la cronaca porta alla ribalta episodi di mancata integrazione o di scarsa sicurezza fra i capannoni.

Il cerino, in fondo, resta sempre nelle mani di Vecchi, chiamato praticamente da solo a rispondere su tutto, anche dove – come ad esempio l’arrivo di nuovi profughi o rinforzi per gli organi di polizia – il ruolo dei sindaci in realtà è marginale rispetto alla catena decisionale, che parte dai ministeri romani e arriva fino ai tavoli prefettizi.

Gioco delle parti. Poco importa. È il gioco della politica, che individua un bersaglio per provare a spodestarlo, in una battaglia senza esclusione di colpi nella quale solo dalle urne usciranno vincitori e vinti. Uno scontro che passa attraverso tutti i principali temi amministrativi della città. A cominciare proprio dai temi su sicurezza e degrado, in centro, in stazione e nei quei quartieri, dove fioccano comitati alle cui riunioni si intravvedono spesso e volentieri esponenti delle opposizioni, pronte ad ascoltare (e cavalcare) un malcontento diffuso a livello nazionale, nel quale Reggio non fa certo eccezione nonostante gli sforzi fatti in tal senso (se il giro di vite in stazione è opera della Questura, sempre in via Turri arriverà anche la sede della Municipale).

Iper arrabbiati. Altro argomento? La cementificazione della città. Anche in questo caso, come per lo stadio, l’eredità di Vecchi è pesante.Ma è sua l’amministrazione che ha portato avanti per la prima volta un progetto di variante in riduzione, riconvertendo terreni edificabili in agricoli: una decisione dettata anche da convenienze economico-amministrative, che tuttavia non ha frenato la corsa all’edificazione di nuovi supermercati e centri commerciali che godono ancora del via libera della scorsa amministrazione. Allo stesso modo, non ha placato le proteste di quanti periodicamente si oppongono a queste costruzioni, indicando proprio in Vecchi – ex capogruppo Pd in consiglio – e nella sua giunta un principio di continuità con il passato contro il quale scendere in piazza.

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L’acqua che scorre. Argomenti sui quali le opposizioni trovano terreno fertile. Come su quanto avvenuto a Cavo Fossetta. Riassumendo: acqua colorata, puzze e miasmi, cittadini giustamente preoccupati e comitati sul piede di guerra, anche qui spalleggiati da esponenti delle opposizioni, M5s in primis.

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Vecchi? Come autorità locale competente per gli aspetti sanitari, è in attesa di un parere dell’Arpae per poter prendere eventuali provvedimenti sul fronte delle autorizzazioni. È ciò che prevede la normativa. E non può fare altrimenti. La protesta, intanto, corre su binari decisamente più veloci. Così come corre ad alta velocità il coro di voci che si oppongono ai principali progetti cittadini.

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Spiazzati. Anche volendo trascurare i restyling di piazza Roversi e piazza Gioberti, sulle quali ogni reggiano è pronto a dire la propria. Le piazze, si sa, sono da sempre uno degli argomenti più dibattuti dalla cittadinanza. Anche quando i fondi sono di natura ministeriale, vincolati a specifici progetti. Ma le opposizioni, a prescindere da valutazioni estetiche, immancabilmente non possono non infilarsi nel dibattito, unendosi al coro di quanti lamentano una visione della città imposta dall’alto, senza condivisione.

È ciò che le opposizioni all’unisono lamentano anche per l’Arena Campovolo, indicato da sempre da Vecchi come il fiore all’occhiello del suo mandato: un progetto targato Coopservice, capofila di una cordata che prevede di realizzare una struttura con una capienza massima di 100mila persone, con un costo complessivo di sette milioni di euro, di cui 1,7 finanziati dalla Regione attraverso fondi europei.

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Si stima in città un flusso annuo 320mila persone, da aprile a ottobre. Quanto basta per sollevare, accanto ai dovuti entusiasmi, anche un fiume di obiezioni sul gigantismo di una struttura alla quale comitati e altre realtà associative – spesso i soliti noti – attribuiscono poco verde rispetto a quello previsto. Oppure un eccesso di disagi per residenti e di smog causato dalle auto. La polemica, insomma, anche in questo caso è servita. Ed è solo l’inizio.
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