Isis, perquisita la casa di Luca Aleotti
Il 36enne residente in città aveva avuto contatti con l’italo-marocchino arrestato a Torino. Sequestrati telefono e pc
REGGIO EMILIA. Finisce ancora nel mirino della polizia il 36enne reggiano Luca Aleotti, già coinvolto in passato in indagini giudiziarie legate al terrorismo islamico. Alla sua porta, ieri mattina, hanno infatti bussato gli agenti della questura reggiana che hanno eseguito una perquisizione inserita in un’ampia inchiesta di respiro nazionale. Quella che ha portato all’arresto, a Torino, di Elmahdi Halili, 23enne autore del primo testo di propaganda dell’Isis in italiano. Complessivamente sono stati 13 i decreti di perquisizione scattati, oltre che a Reggio Emilia, a Milano, Napoli, Modena e Bergamo. Nell’indagine, inoltre, sono coinvolti anche quattro italiani convertiti, oltre a cittadini di origine straniera: tutti finiti nel mirino perché entrati in contatto, tramite varie modalità, con l’italo-marocchino finito in manette.
Fra questi, appunto, anche Aleotti. La perquisizione degli agenti della Digos, coordinati dal dirigente Lucio Di Cicco, è scattata all’alba di ieri contemporaneamente a tutte le altre eseguite nei diversi comuni italiani. I poliziotti sono entrati nell’abitazione in città dove vive il 36enne e hanno sequestrato il telefono cellulare, il computer e altri apparecchi elettronici in suo possesso. I contatti fra il terrorista e Aleotti, infatti, secondo le indagini sarebbero avvenute proprio per via informatica. Le eventuali comunicazioni e conversazioni intercorse fra i due saranno ora analizzate dagli inquirenti e, al momento, il reggiano non risulta iscritto nel registro degli indagati. Come già accennato, però, non è la prima volta che il reggiano viene coinvolto in inchieste sul terrorismo islamico. Il convertito all’Islam, già amministratore del gruppo Facebook “Musulmani d’Italia”, chiuso per le minacce alla cronista del Carlino Benedetta Salsi, aveva già subìto una perquisizione domiciliare nel 2016, nell’ambito di un’inchiesta coordinata questa volta dalla Dda di Catania.
Per gli inquirenti siciliani Aleotti, insieme ad altre persone, avrebbe sostenuto sul web l’ideologia dell’Isis, un’accusa che il diretto interessato ha già smentito in passato tramite il suo legale Nicola Gualdi. Il reggiano era finito nel mirino per alcuni post su Facebook dove si faceva portavoce della sua visione dell’Islam.
Per gli apparati di sicurezza le espressioni utilizzate dal giovane rappresentavano un appoggio all’ideologia di gruppi violenti. Uno degli aspetti che nel 2016 aveva destato i sospetti degli inquirenti è il fatto che Aleotti abbia usato come foto per il suo profilo una bandiera nera con la professione di fede islamica.
Anche questo collegamento è sempre stato smentito dal 36enne, che ha ricordato più volte come la bandiera nera appartenga storicamente alla tradizione musulmana. Dunque non ci sarebbe alcuna volontà di sostenere il Califfato di al-Baghdadi.
Un’estraneità che, in sede giudiziaria, è stata confermata almeno una volta nel corso di una terza indagine, precedente a quella catanese, coordinata questa volta dalla Dda di Bologna. Sempre per i suoi post su Facebook infatti Aleotti era stato indagato per terrorismo, accusa poi derubricata in apologia di reato con l’aggravante che il reato in questione è il terrorismo. Il gup di Bologna Mirko Margiocco infatti, nell’udienza del 12 luglio 2016 ha disposto il non luogo a procedere, garantendo così un pieno proscioglimento.
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