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L’assemblea vara sanzioni più pesanti agli “splafonatori”

L’assemblea vara sanzioni più pesanti agli “splafonatori”

Le nuove regole dovranno ora essere approvate dal 66% dei caseifici e dal ministero delle Politiche agricole

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REGGIO EMILIA . Gli aumenti produttivi di Parmigiano Reggiano (a questo punto si stimano a fine anno 3,7 milioni di forme) rischiano di far calare i prezzi.

Serve pertanto una regolazione dell’offerta con un piano semplice quanto efficace e chi supererà i livelli concordati dovrà pagare pegno.

Ieri mattina, nell’Auditorium Paganini di Parma, 209 produttori delle cinque province guidate dal Consorzio di tutela (il 62% del totale dei caseifici), hanno approvato all’unanimità il bilancio del 2017 e, soprattutto, concordato un piano per contenere la produzione del 2018.

Nel 2017 c’è stata una crescita record del 5,2% rispetto al 2016; il che vuol dire 180.697 forme in più fino a raggiungere quota 3.650.562; erano 3 milioni e 469.865 l’anno precedente. Sono aumentati anche i ricavi ma l’equilibrio rischia di compromettere il futuro e, di questo passo, a fine 2018 si superano i 3,7 milioni di forme.

Da ciò appunto l’indicazione di un programma di modifica del piano 2017-2019 e del piano 2020-2022. Al momento è solo una indicazione, perché l’accordo dovrà essere approvato da almeno il 66% dei caseifici e degli allevatori prima di essere trasmesso al ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali per la valutazione e l’approvazione finale.

Soddisfatto dell’intesa raggiunta il presidente del Consorzio, Nicola Bertinelli, perché «il senso di responsabilità e lo spirito di squadra hanno fatto vincere ancora una volta l’interesse comune. Gli obiettivi del piano produttivo sono sostanzialmente tre: rendere la regolazione dell’offerta più semplice ed efficace, frenare i grandi splafonatori con misure più severe, dare all’Assemblea la possibilità di intervenire sul piano anno per anno per accompagnare la crescita del comparto nel modo migliore».

Le nuove regole sono diverse. Per l’anno 2019 e per il triennio successivo la produzione di equilibrio dovrà attestarsi in 17,8 milioni di quintali di latte trasformato. Chi supera i livelli assegnati sarà soggetto a una contribuzione aggiuntiva di 15 euro a quintale, dunque un importo unico non più scaglionato come in passato e l’Assemblea si è riservata il diritto di modificare le aliquote in base alle evoluzioni del mercato.

Poi c’è il “grande splafonatore”, cioè chi supera del 20% la quota assegnata; a lui verrà imputata una contribuzione unica di 25 euro a quintale e sarà escluso da sconti e compensazioni di franchigia. Anche su questo tema l’Assemblea potrà intervenire per l’esercizio successivo.

Un’altra importante novità è infine la decisione che il Consorzio si è riservato di non applicare alcuna franchigia di esenzione già per il 2018; nel 2017 era stata calcolata nella misura del 3%.

Tante dunque le novità sul tappeto. Non resta che attendere le reazioni dei produttori assenti e del Ministero: la strada sembra però tracciata. (l.v.)



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