Sente urla di bimbi: «I vicini sono pedofili»
Per due anni un 55enne reggiano ha stalkerizzato una famiglia. Ora ha accettato di farsi curare
REGGIO EMILIA. È passato dall’accusare i vicini di casa di essere dei pedofili all’ammissione di «sentire voci di bambini che urlano» e «onde elettromagnetiche». Ha rischiato grosso un reggiano insospettabile di 55 anni, finito a processo per stalking e lesioni nei confronti dei vicini, ai quali avrebbe reso la vita impossibile per quasi due anni.
Questa bizzarra vicenda di stalking condominiale risale al 18 giugno 2016, quando una famiglia (padre, madre e figlio) residente in centro storico ha sporto le prime denunce nei confronti del 55enne che abitava nella loro palazzina, scoperchiando mesi e mesi di persecuzioni. L’inquilino, che vive da solo, come recita il capo d’imputazione «molestava e minacciava il vicino di casa» capofamiglia e i suoi familiari, apostrofandolo con «sei un bastardo... prima o poi ti becco...» e altre offese irriferibili. Il 55enne inviava raccomandate indirizzate alla questura e alla procura e telefonava «insistentemente, anche in orario notturno, alle forze dell’ordine, affermando che dall’appartamento accanto provenivano rumori molesti, che venivano violentati degli adolescenti e che si consumavano, ad ogni ora del giorno e della notte, rapporti sessuali».
In altre occasioni il 55enne affermava di «sentire delle onde» e che la moglie dell’antagonista «intratteneva una storia clandestina con un altro vicino di casa», lui lo sapeva perché ne «monitorava i movimenti». Segnalazioni che hanno causato, più di una volta, l’intervento della polizia: si immagini la reazione della famigliola, che si trovava periodicamente ad aprire la porta agli agenti e a dover rispondere davanti ai pubblici ufficiali di accuse assurde, ma al contempo gravissime.
In un episodio, quando i due uomini si erano incrociati, il 55enne aveva «afferrato per la camicia il marito, sferrandogli un pugno al volto» giudicato guaribile in tre giorni.
Per la famigliola entrare e uscire di casa, con il rischio di incontrare il 55enne, era diventato un incubo: un perdurante stato di ansia, che aveva fatto loro cambiare abitudini.
Finché le denunce del nucleo familiare perseguitato hanno portato alla sbarra il 55enne, accusato dei reati di stalking e lesioni (per il pugno). Il pm Maria Rita Pantani ha richiesto per il 55enne prima la custodia cautelare in carcere (rigettata), poi la misura di sicurezza urgente del ricovero in una Rems; ma nessuna Rems ha avuto disponibilità.
Nel frattempo un mese fa il 55enne ha cambiato casa, ma il problema si è ripresentato: continuava a «sentire voci di bambini che urlano» e «onde elettromagnetiche». A quel punto l’imputato, alla presenza dell’avvocato difensore Andrea Pellegrini, ha ammesso di avere un problema di salute mentale e si è detto disponibile a farsi curare.
Il Gip Luca Ramponi, alla fine, ha disposto per il 55enne la libertà vigilata con l’obbligo di contatti con il Simap.
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