Gazzetta di Reggio

Reggio

Anziani maltrattati Indagate 13 assistenti

di Ambra Prati
Anziani maltrattati Indagate 13 assistenti

L’indagine sulla Casa di riposo di via Mandriolo Superiore è partita nel 2017 Le telecamere in tre mesi hanno incastrato 6 operatrici sospese dal lavoro

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. L’ospizio degli orrori. La cronaca ci ha abituati a maestre dell’asilo violente e ad anziani maltrattati, ma la realtà scoperchiata in una struttura di Correggio ritenuta di eccellenza, dove gli anziani venivano vessati, ingiuriati e picchiati, non ha precedenti nella nostra provincia ed è particolarmente odiosa proprio perché le vittime erano incapaci di difendersi: si trattava infatti di degenti ultraottantenni allettati, con gravi menomazioni fisiche e psichiche, spesso incapaci di parlare.

Dopo mesi di indagini, eseguite dai carabinieri dell’Aliquota della Compagnia di Reggio Emilia e coordinate dal pm Maria Rita Pantani, il Gip Angela Baraldi ha indagato 13 operatrici sociosanitarie: solo sei però – quelle incastrate dalle intercettazioni ambientali – sono state colpite dalla misura cautelare di sospensione dalla professione di operatore sociosanitario per un periodo che varia dai 6 mesi ai 12 mesi per le posizioni più gravi.

LA STRUTTURA. La struttura è il Centro Anziani Correggio, situato in via Mandriolo Superiore. L’edificio è composto da un centro diurno (50 posti, 25 convenzionati con l’Ausl) e dalla casa protetta incriminata (47 posti letto, dei quali 40 convenzionati con l’Ausl di Reggio Emilia Distretto di Correggio), a servizio della terza età dell’intero bacino di Correggio, Campagnola, Fabbrico, Rio Saliceto, Rolo, San Martino in Rio (popolazione residente quasi 57mila persone). La casa protetta, accreditata e gestita dal 1997 dalla cooperativa Coopselios, è una struttura per anziani gravi, non autosufficienti e bisognosi di un’assistenza h24.

I CARABINIERI. «Abbiamo chiamato l’indagine “Pietas” perché occorre pazienza e formazione per assistere pazienti difficili – ha commentato il capitano Luigi Scalingi, comandante della Compagnia carabinieri di Reggio Emilia –. In questo caso però non solo è mancata la pietà nell’assistenza, ma al contrario c’è stato un particolare accanimento sui degenti».

L’INDAGINE. L’indagine è partita nell’aprile 2017, su segnalazione di due familiari (la figlia di una 97enne e moglie e figlia di un 83enne), che avevano notato ecchimosi, ricevuto confidenze e notato lo stato di prostrazione dei loro cari. Segnalazioni circostanziate con regolare denuncia, cui è seguito un primo approfondimento e la decisione, da parte della Procura, di installare le telecamere in due stanze per un periodo di tre mesi. E i filmati hanno documentato percosse, ingiurie, minacce, pugni al volto, anziani lasciati sporchi e seminudi a implorare aiuto per ore.

LE ACCUSE A SEI INDAGATE. Risale a due mesi fa la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dal pm Pantani, ora confermato dal giudice che ha indagato 13 operatrici sociosanitarie. Sono tutte donne, con un’età che varia dai 35 anni ai 54 anni. Le registrazioni, però, ne hanno incastrate solo sei: quattro straniere e due italiane. Per loro è scattata la sospensione dalla professione. Dovranno poi rispondere penalmente in concorso e in continuazione del reato di maltrattamenti, con due aggravanti: l’aggravante di aver commesso il fatto nei confronti di persone in condizioni di incapacità di intendere e di volere e l’aggravante legata al fatto che l’assistenza agli anziani è un servizio pubblico e quindi il ruolo è parificato a quello di pubblici ufficiali. Indagata anche la dirigente della struttura, una 34enne residente in città ma originaria di Carpi, accusata del reato di omissioni di atti d’ufficio: sapeva, ma avrebbe “coperto” le operatrici, omettendo di denunciare i fatti all’autorità giudiziaria pur avendo ricevuto le proteste dei familiari e le segnalazioni delle colleghe “pulite”.

LE ALTRE 7 INDAGATE. Sulla posizione delle restanti sette indagate, invece, gli stessi inquirenti nell’ordinanza ammettono di non essere pervenuti a prove sufficienti. Difatti, nonostante le vessazioni sarebbero state commesse su almeno 5 pazienti (ma il sospetto è che fossero di più), «il materiale istruttorio raccolto impedisce di ritenere raggiunta la gravità indiziaria», poiché «in tutto il periodo di intercettazione non si è registrato alcun episodio nei loro confronti», pertanto «non disponiamo di elementi sufficienti ad affermare che le condotte vessatorie abbiano raggiunto la soglia di gravità e di reiterazione necessaria» al delitto contestato. In teoria le sette operatrici, indagate a piede libero senza alcuna misura restrittiva della libertà, potrebbero continuare a lavorare nella stessa struttura.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google