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Da vittima ad aguzzino, partito il processo

CASTELLARANO. Botte tra rivali in amore, che condividono la stessa donna: quella che era la moglie dell’uno, è diventata la compagna del secondo. Una rivalità sentimentale che il 16 marzo 2015...

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CASTELLARANO. Botte tra rivali in amore, che condividono la stessa donna: quella che era la moglie dell’uno, è diventata la compagna del secondo. Una rivalità sentimentale che il 16 marzo 2015 scaturì in una “spedizione punitiva” e in un pestaggio, già noto alle cronache. Quello che invece non era emerso di questa faida sentimentale è che alcuni mesi dopo, il 23 settembre 2015, è avvenuta una contro-spedizione punitiva, con la vittima della prima aggressione che si è trasformato in solitario aggressore e che, armato di bastone, ha pestato l’ex marito in un parcheggio pubblico. E ieri, in tribunale, è iniziato il processo per lesioni aggravate e minacce su questo secondo episodio.

Ma andiamo con ordine. Il 16 marzo 2015 Giovanni Quitadamo, 56 anni, marito della donna contesa, capeggiò insieme ad altre persone una aggressione nei confronti di Francesco Perlongo, 61enne siciliano, il nuovo compagno. Un gruppo di uomini attesero Perlongo sotto casa a Roteglia, due lo bloccarono per le braccia, un altro tirò fuori un manganello di legno e lo colpì ad un occhio, lo pestarono selvaggiamente e lo lasciarono a terra svenuto, compiendo anche una rapina perché alla vittima venne strappata la catenina d’oro che aveva al collo. Per quel primo episodio un anno dopo, il 3 marzo 2016, Quitadamo è stato condannato a tre anni di reclusione e al pagamento di une provvisionale di 8mila euro: solo lui, perché gli altri partecipanti al pestaggio non erano stati identificati. Nel frattempo i carabinieri sono risaliti ai complici, che andranno alla sbarra a breve per la medesima vicenda: il processo inizierà a maggio 2018. Senonché pochi mesi dopo l’imboscata, il 23 settembre 2015, è stato Sperlongo, da solo, a rendere pan per focaccia al marito violento della sua donna. Ha atteso Quitadamo un pomeriggio in un parcheggio di Castellarano, sul quale affacciano un bar, un’agenzia immobiliare e un’autoscuola, lo ha colpito alla testa con un bastone provocandogli un trauma cranico (percosse giudicate guaribili in 12 giorni) e minacciandolo: «Pezzo di merda, questo non è niente, il tuo sangue me lo bevo». Ieri, al processo nei confronti dell’ex vittima diventato aguzzino, difeso dall’avvocato Alessandra Magnani, davanti al giudice Sarah Iusto hanno deposto due testimoni: la barista, che ha dichiarato che l’imputato aveva preso un caffè poco prima delle 16 (orario delle bastonate), e la titolare dell’autoscuola, che ha raccontato di aver visto Quitadamo (che si è costituito parte civile, tramite l’avvocato Donatella Baraldi del foro di Modena) ferito a terra. Entrambe però non hanno assistito all’aggressione. Per sentire un altro testimone, l’udienza è stata rinviata al 19 luglio.

Ambra Prati

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