Ospizio degli orrori, i parenti notavano i lividi e chiedevano perché: «Avrà urtato la sponda...»
Correggio: le denunce sporte dalla figlia di un 83enne e dal figlio di una 97enne poi morta. Una terza querela non provata. E quegli «strani ematomi» scoperti in doccia
REGGIO EMILIA. «Papà, papà, vienimi ad aiutare», grida l’anziano 83enne disperato per tutta la notte nel filmato. In un video, registrato dai carabinieri reggiani, la degente di 97enne – poi trasferita in ospedale e nel frattempo deceduta – non è nemmeno in grado di parlare, ma alle domande risponde a segni, mimando a gesti il pugno ricevuto tra il naso e l’occhio.
Le denunce dei parenti (perlomeno quelle documentate) riguardano proprio questi due casi: la 97enne morta e l’83enne, particolarmente difficile da assistere nelle ore notturne. Familiari che, per i loro cari bisognosi di cure continue, pagavano sui 1.500 euro mensili.
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Per prima è la moglie dell’83enne che ha protestato per le «gravi negligenze assistenziali» al marito: ha guardato le braccia e ha trovato «ematomi del diametro di 3 centimetri». La moglie riferisce i suoi sospetti alla figlia, che durante una visita trova il genitore «completamente nudo, senza alcun indumento intimo, solo il pannolone intriso di urine»; anche lei nota delle «ferite tamponate con cerotti» e ha modo di scattare una foto all’operatrice indicata dal padre come quella che lo aveva percosso.
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Dalle intercettazioni risulterà in seguito che l’83enne era il bersaglio preferito delle operatrici. Sono stati ben venti gli episodi documentati che riguardano l’anziano ospite e che hanno registrato il poveretto lasciato solo a lamentarsi (per 2 ore e 20 minuti, tre, per quattro ore): se insisteva per essere cambiato, sbattendo i cassetti o picchiando sulle sponde del letto, le assistenti arrivavano preannunciando «ora sono guai».
Il figlio della 97enne poi deceduta riferisce ai carabinieri di aver riscontrato ematomi sul viso (tra fronte e occhi, derivanti dal pugno al volto) constatandone «un ingravescente stato depressivo»; alle domande del figlio su come si fosse procurata tali lividi, la madre ha risposto di essere stata «colpita con pugni al volto da un’operatrice», descritta come «una donna robusta con i capelli scuri». Quando il figlio ha chiesto spiegazioni all’operatrice, subito identificata, quest’ultima ha risposto che forse l’ospite aveva urtato accidentalmente contro le spondine del letto.
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C’è una terza denuncia, sulla quale non sono stati trovati riscontri. La figlia di un’altra anziana ospite della struttura durante una visita nel febbraio 2017 (l’inchiesta è partita mesi dopo) notava che la mamma era «in evidente stato di sofferenza emotiva e contestualmente appurava la presenza di un taglio di 5 centimetri sulla mano sinistra, non medicato; sull’avanbraccio sinistro c’era una lesione che pareva una scottatura», infine sul gomito «era stato applicato un cerotto di grandi dimensioni».
Gli altri casi di maltrattamenti, quelli non comprovati, sono emersi grazie ad una operatrice che ha collaborato con gli inquirenti contro le colleghe, denunciando e parlando al posto delle vittime impossibilitate a farlo. Alla pietosa – lei sì – assistente, alcuni pazienti si sono confidati, affermando di «essere stato picchiato in modo violento e ingiuriato da quelle del turno di notte». Alcuni pazienti, prosegue l’assistente, «verso marzo-aprile 2017, riportavano strani lividi che prima non avevano. Mentre facevo la doccia all’anziana Vittorina notavo un livido su una spalla. Vittorina tuttavia non aveva la capacità di parlare e quindi non ho potuto comprendere cosa fosse avvenuto».
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