«L’M5s senza progetti per il futuro del distretto»
Casalgrande, il parlamentare ed ex sindaco Rossi replica all’attacco di Luppi «Al Pd hanno voltato le spalle i 30-50enni. Ma il vero boom è quello della Lega»
CASALGRANDE. È stato chiamato in causa direttamente dalla consigliera comunale M5s Annalita Luppi e il riferimento arriva dopo “attacchi anche personali del tutto inopportuni” sul caso del punto nascite di Castelnovo Monti. Ma soprattutto è sulla politica locale a Casalgrande e nel comprensorio ceramico che si sofferma l’ex sindaco e ora parlamentare di fresca nomina, Andrea Rossi, appena destituitosi dall’incarico di Sottosegretario di presidenza in Regione e fra poco dimissionario anche da consigliere nell’assemblea di via Aldo Moro a Bologna.
Luppi la prende ad esempio per illustrare la visione, a suo dire miope, del Pd. Cosa dice?
«Sulla questione punto nascite a Castelnovo Monti sono stato preso di mira fin troppe volte, anche con attacchi personali a dir poco inopportuni. Dico solo che mia mamma era ostetrica e che per questo ho vissuto anni dentro agli ospedali. Quale sarebbe il giovamento per uno come me, amministratore e politico, ma anche cittadino alle prese con la vita che hanno tutti, di chiudere un servizio fondamentale? Bello perché ha a che fare con la nascita di nuove vite. Luppi si accorgerà presto che un conto è seguire le proteste dal basso e calvalcarle; un conto sono le responsabilità e gli impegni amministrativi per trovare le soluzioni alle proteste».
L’M5s si prepara alle amministrative del 2019 a Casalgrande. E dice di volersi aprire a “nuovi soggetti”.
«Se è così il movimento sdogana un dogma sul quale è nato, cioé quello di non fare mai alcuna alleanza. La vittoria dell’M5s è indiscutibile e la riconosciamo. Ma penso anche che alla fine i nodi verranno al pettine. Ci sono contraddizioni evidenti all’interno del Movimento: penso alle diverse posizioni su integrazione, immigrazione, sicurezza, diritti civili. Temi sui quali, guarda caso, l’M5s non si espone. Ma dovrà farlo».
Se vincesse a Casalgrande per esempio...
«Sì. Ma vorrei capire qual’è la visione di futuro per la nostra comunità casalgrandese, in questi anni di opposizione direi che la loro proposta è stata abbastanza insuffciente. Per noi su sviluppo e crescita del sistema produttivo, gestione degli spazi pubblici, sistema di protezione sociale per infanzia e anziani, disegno della città tra gli spazi del vivere e gli spazi dell’industria abbiamo messo in campo un progetto di governo. Ecco partiamo da questa base di confronto. La protesta non sempre si trasforma in proposta».
Eppure il divario il 4 marzo è stato notevole. Perché?
«Ci sono diversi aspetti. Primo la modalità di raccolta dei consensi. Fatta dai 5 stelle con banchetti a ogni mercato. Eppure su Casalgrande la loro azione politica territoriale è stata pressoché nulla in questi anni. Si tratta allora di un voto che è andato oltre il paese e ha guardato più le tematiche nazionali. In questo scontiamo un deficit, non abbiamo colto il livello di mobilitazione, più alto qui che altrove, su certi temi. Poi c’è l’aspetto socio-culturale. Il distretto ceramico è tra i più ricchi e insieme tra i più dinamici e giovani. Siamo nella società del consumo e della moltiplicazione delle opportunità, ma il potere di acquisto delle famiglie – penso alle coppie giovani con figli – non è cresciuto. Questo ha generato dissenso. È la mia generazione, dai 30 ai 50 anni, che ci ha voltato le spalle. Ma il dato è un altro...».
Quale?
«Il vero boom il 4 marzo è stato quello della Lega: passata dal 4 al 17/18%. E si spiega con un altro fattore culturale: quello identitario e legato al senso di insicurezza ».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
