«La mafia oggi si nasconde ma dobbiamo combatterla»
NOVELLARA. Oggi, nella sala civica della Rocca, alle 20.45, Attilio Bolzoni presenterà il suo libro “La mafia dopo le stragi”. L’incontro è organizzato dal circolo culturale “Il Contemporaneo”, in...
NOVELLARA. Oggi, nella sala civica della Rocca, alle 20.45, Attilio Bolzoni presenterà il suo libro “La mafia dopo le stragi”. L’incontro è organizzato dal circolo culturale “Il Contemporaneo”, in collaborazione con il Comune, e sarà condotto da Pierluigi Senatore di Radio Bruno.
Bolzoni scrive per Repubblica e racconta la Sicilia e la mafia da più di quarant’anni.
Come nasce questo libro?
«Il 9 marzo dell’anno scorso, sulla pagina online di Repubblica, è nato un blog in memoria di Falcone e Borsellino dal titolo “Mafie”. Ogni giorno un ospite parlava di un argomento legato al tema. Alla fine dell’anno avevamo raggiunto un milione di lettori. Quindi ho voluto raccogliere questi post sulla carta, e il risultato è una collana di sei volumi edita da Melampo. Il primo è, appunto, “La mafia dopo le stragi”, mentre il secondo, che uscirà dopo Pasqua, è “Imperi criminali”. Seguiti da “Giornalisti in terre di mafia”, “Le mafie al nord”, “Le mafie nel Lazio” e “Come parlano le mafie”».
Perché, come scrive, è finita l’epoca della “mafia delle stragi”?
«Perché la mafia, così come siamo abituati a pensarla, non esiste più. Quella dei delitti eccellenti e delle bombe, quella mafia di natura terroristica che abbiamo imparato a conoscere si è fermata dopo la strage di Capaci ed è tornata a mescolarsi nella società. È una mafia politicamente corretta, ben vestita e pettinata, che fa affari con il potere politico ed economico. E si nasconde».
Come si nasconde?
«Letizia Battaglia, la grande fotografa italiana che per vent’anni ha fotografato i morti della mafia e i boss dietro le sbarre, oggi gira per Palermo e dice “Io non so più come fotografare la mafia perché non riesco a vederla”. Non fa rumore, è una mafia silente che va a braccetto con gli altri potenti. Si nasconde come ha sempre fatto. È la mafia di sempre ma con un vestito nuovo».
Come è cambiato il linguaggio della mafia?
«Siamo passati da “la mafia non esiste” a “la mafia fa schifo”. Ormai è evidente che non si può più negare l’esistenza della mafia, allora anche il mafioso diventa antimafioso e grida al mondo che la mafia fa schifo. È un fenomeno inquietante, contro cui dobbiamo lottare. Non bastano gli slogan, ci vuole consapevolezza, confronto: antimafia è, prima di tutto, democrazia».
Cosa vuol dire raccontare la mafia anche nella finzione, sia cinematografica che televisiva?
«Ho lavorato con Giuseppe D'Avanzo, recentemente scomparso, a “Il Capo dei capi”, sulla figura di Totò Riina, da cui è stata tratta la fiction omonima. Invece in “Parole d’onore”, da cui è stato tratto uno spettacolo teatrale, racconto di Cosa Nostra. Ma scrivere una fiction è molto diverso: è una prigione. Ti costringe a schemi che non coincidono con la tua idea delle cose».
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