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Nell’ex discarica una valanga di rifiuti

di Adriano Arati
Nell’ex discarica una valanga di rifiuti

È la decisione della Regione per chiudere il “buco” nel sito inattivo dal 2014. Torri: «Semplicemente inaccettabile»

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CARPINETI. L'unica soluzione economicamente sostenibile per chiudere il buco della discarica di Poatica? Usare dei rifiuti appositamente trattati. Lo afferma la Regione Emilia Romagna tramite una risposta dell'assessore al Territorio Paola Gazzolo all'interrogazione del consigliere regionale di Sinistra Italiana Yuri Torri. Nella replica Gazzolo esclude anche ogni possibilità di ulteriore contributo della Regione. L'ipotesi più temuta in questi anni da comitati e molti abitanti è quindi quella che si realizzerà. La strada più concreta per concludere il ciclo della discarica di Poiatica, inattiva ormai dal 2014, è il ricorso a rifiuti leggeri trattati e non l'uso di soli materiali naturali come argille e ghiaie. Un prodotto gestito da Iren – che ha competenza anche sulla discarica – in diversi siti italiani.

Il trattamento di questi materiali garantisce abitualmente buoni introiti e queste risorse servirebbero per finanziare il percorso di Poiatica, dove oggi è presente un enorme “buco” figlio degli interventi seguiti nei decenni. Oltre un anno fa Atesir ha richiesto, su mandato della Regione, uno studio, affidando l'incarico all'università di Bologna. Questa relazione nel corso dei mesi è diventata una sorta di oggetto misterioso in grado di generare scenari più o meno preoccupanti. Ora si arriva al concreto. A gennaio il consigliere regionale reggiano Torri ha presentato una nuova interrogazione per chiedere aggiornamenti. La risposta dell'assessore Gazzolo è arrivata e, per molti reggiani, è una mazzata.

Gazzolo ha ricordato come chiudere e ripristinare Poiatica sia importante e ha sottolineato come la modalità più sicura sia riempire il buco con circa un milione di metri cubi di materiali più leggeri delle argille già presenti. La volumetria richiesta è di 800mila metri cubi, ma per l'inevitabile effetto di compressione è necessario aumentare la quantità. A completare il tutto, servirebbero poi mezzo milioni di metri cubi di argille da prelevare dalle altre cave della zona.

Ma un intervento simile costa milioni di euro, fra lavori e materiali. E l'unica strada che garantisce la sostenibilità sarebbe il ricorso a rifiuti da trattare. Iren così lavorerebbe questi inerti e completerebbe l'operazione.

«Al fine di garantire la sostenibilità economica e ambientale del ripristino, il Dipartimento ritiene che non vi siano alternative al conferimento finale di rifiuti quale riempimento leggero» scrive l'assessore rispondendo a Torri. L’assessore conclude poi chiudendo la porta a contributi extra da parte della Regione: «Non si ritiene che ci siano i presupposti per un intervento di natura economica a carico del bilancio regionale».

Una posizione per nulla gradita a Torri: «Per quel che mi riguarda tutto ciò semplicemente è inaccettabile. Lo voglio dire chiaro e tondo: l’Appennino reggiano ha già dato» ha affermato. Per Torri inoltre «i soldi per evitare tale opzione ci sono, dal momento che il fondo accantonamento post mortem previsto nel bilancio del gestore è pari a 14.374.137 euro e la strada indicata dal territorio è molto chiara: basta rifiuti. Chiederei a tutti i soggetti coinvolti maggiore serietà e rispetto per i cittadini prima di presentare opzioni che non hanno una logica se non quella del profitto».

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