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Strage di cinghiali, ambientalisti all’attacco

Strage di cinghiali, ambientalisti all’attacco

Quattro Castella, Ferrarini (Legambiente): «Ordinanza d’abbattimento vaga. I numeri non ci tornano»

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QUATTRO CASTELLA. «È allarmante che si sia fatta un’ordinanza d’urgenza per l’abbattimento di cinghiali nell’oasi di Bianello senza che nel documento siano stati specificati, in modo chiaro e trasparente, i motivi per i quali la selezione era necessaria e tanto più in un’area protetta, di interesse comunitario. Sarebbe stato un modo per evitare critiche e polemiche». Per questo motivo Clizia Ferrarini, responsabile Legambiente della Val d’Enza ha preso carta e penna e assieme altre sei associazioni ambientaliste (Lega per l'abolizione della caccia, Associazione vittime della caccia, Amici della terra, Empa, Lav, Wwf ma non la Lipu), ha scritto al sindaco di Quattro Castella Andrea Tagliavini e alla polizia provinciale che le battute selettive dei primi di marzo (il 7 e il 10) ha organizzato, per chiedere conto.

«Il nostro obiettivo primario – prosegue Ferrarini – è di evitare di creare un precedente pericoloso perché non si può cominciare a sparare senza motivi ben individuati. Inoltre non è stata evidentemente fatta una valutazione sull’impatto che le battute selettive hanno avuto su un ecosistema fragile come quello dell’oasi di Bianello. Infine – aggiunge – chiediamo di sapere se sono stati studiati metodi alternativi alle fucilate per contenere la riproduzione della specie». I numeri sui quali Legambiente fonda la protesta, qualche dubbio lo creano: «Ci hanno detto che la popolazione di cinghiali nell’oasi era salita a 200 esemplari – afferma la responsabile di Legambiente – Un numero che ci si sembra spropositato visto che il censimento 2016 parlava di 30-40 individui. In un anno e mezzo sarebbero cresciuti, dunque, del 700 per cento. Inoltre al termine dell’abbattimento sarebbero stati eliminati solo 21 capi, ovvero il 10%. Pochi per una popolazione che si riproduce così in fretta».

Lunga la serie di richieste che Lagambiente e le altre sigle rivolgono al sindaco. A partire dal numero di segnalazioni dei cittadini (con riferimenti del numero di protocollo) dei danni provocati dai cinghiali; il numero e i riferimenti degli incidenti stradali che avrebbero provocato; il numero delle aggressioni patite da residenti in parchi pubblici e quanti interventi di abbattimento selettivo il Comune intenda fare e quando. «Visto che le battute sono state decise – prosegue Ferrarini – senza un precedente confronto con le associazioni ambientaliste vogliamo almeno sapere se è stato chiesto il parere dell’associazione che gestisce l’oasi».

Infine la questione dei tempi: «Nell’ordinanza i cacciatori potevano sparare fino alle 17 – conclude Ferrarini – ma sui cartelli di divieto di accesso collocati fuori dall’area, l’orario indicato era le 16. Per fortuna non è successo nulla, ma se qualcuno fosse entrato dopo quell’orario avrebbe rischiato la vita». (c.o.)

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