Torna in libertà il prof nei guai per droga
Reggio Emilia, ha patteggiato un anno (pena sospesa) ed è uscito dal tribunale da uomo libero. Guai amministrativi in vista
IN MONTAGNA . Ha patteggiato un anno (pena sospesa) ed è uscito dal tribunale da uomo libero, senza nessuna misura. Si è concluso così il processo a carico dell’insegnante di educazione fisica 53enne accusato di detenzione ai fini di spaccio di mezzo chilo di marijuana. La vicenda risale al 15 febbraio scorso, quando i carabinieri perquisivano la casa dove il docente è domiciliato, sul crinale, e la casa di residenza, a Reggio città.
Nella prima abitazione i militari rinvenivano all’interno di un mobile della cucina un borsello contenente un involucro in cellophane trasparente termosaldato con 121 grammi di marjiuana e un bilancino di precisione. Ma il grosso dello stupefacente era nella cucina della casa di Reggio: una busta in cellophane, trovata aperta, contenente marijuana per circa 112 grammi e un astuccio con tre palline di marijuana compressa, del peso complessivo di 3 grammi. Nell’armadio della camera da letto, poi, erano spuntate altre due buste di cellophane con marijuana per 121 e 114 grammi.
Tanto è bastato per far scattare l’arresto del docente, che in seguito ha ottenuto in domiciliari e infine l’obbligo di firma.
Ieri il 53enne era presente in aula, ma non ha parlato. Lo aveva fatto nelle precedenti udienze, affermando che la marijuana l’aveva piantata e coltivata lui, ma non l’aveva mai spacciata: era ad uso personale, piccole quantità le aveva regalate ad alcuni conoscenti. Ieri in aula, davanti al giudice Sarah Iusto e al pm onorario, l’avvocato difensore Alessandro Conti ha ottenuto la derubricazione del fatto in fatto lieve: in tal modo il “range” della pena si è abbassato, da qualche mesi a 4 anni (anziché da 2 a 6 anni): con il patteggiamento inferiore ai tre anni non andrà mai in carcere, ma rimarrà sulla fedina penale.
Teoricamente l’insegnante potrebbe tornare subito in classe: subito dopo l’arresto era stata avviata una procedura disciplinare dall’ufficio scolastico provinciale, per sospenderlo dall’incarico, ma il provvedimento è rimasto a sua volta congelato, finché la sentenza non passerà in giudicato.
Tra l’altro pochi mesi fa gli era arrivata la tanto agognata lettera del Ministero dell’Istruzione per la stabilizzazione in ruolo dopo 11 anni.
«Il mio assistito è stato rimesso in piena libertà – ha commentato il difensore Conti – È un uomo distrutto, che ha ammesso l’errore personale e si sente scoperto nell’intimo, ma non ha nulla da rimproverarsi dal punto di vista professionale: ha sempre tenuto a scuola un atteggiamento contrario all’uso di droga. Colleghi e alunni confermano il suo comportamento irreprensibile. Ci tiene a sottolineare che il suo sbaglio non ha avuto ripercussioni professionali».
Già, perché se la vicenda penale è conclusa con un esito favorevole al 53enne, rimane del tutto aperta la partita del suo ruolo di insegnante, che darà vita ad un contenzioso amministrativo.
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