«Certo, una brutta botta Ritirata strategica direi»
Parla il segretario provinciale Costa: ora il rinnovamento
Dopo la lettera del segretario cittadino del Pd Luca Cattani, tocca al segretario provinciale e sindaco di Luzzara Andrea Costa dire la sua sulla sconfitta e le sorti del partito. Lo abbiamo intervistato.
Il Pd si è ripreso dalla botta elettorale? Lei che definizione preferisce: tranvata, sconfitta o tutto era previsto?
«Una brutta botta, le cui avvisaglie si intuivano e non è un caso che da diverso tempo andavo in giro dicendo che la sinistra nel mondo è rimasta subalterna culturalmente alla destra e non aveva saputo trovare parole sue per affrontare la questione della modernità: ossia la divisione tra inclusi ed esclusi. Se non hai un pensiero forte che ti identifichi e che sappia parlare alla gente i risultati elettorali non possono che essere complicati. Le botte si possono prendere, l’importante è reagire con intelligenza ed umiltà. Ma anche con l’orgoglio di quanto di buono si pensa e si fa. Voglio vederla come una “ritirata strategica” per vincere al prossimo giro».
Faccia un esame di coscienza. Ci racconti dove avete sbagliato, che cosa non avete fatto, le sollecitazioni che non avete colto.
«Ci siamo scordati che politica significa lavorare con le persone per costruire una visione del mondo. Le buche in strada le chiudono i sindaci di ogni colore politico, non basta amministrare bene se non metti in campo una proposta culturale, un punto di vista differente sulle grandi questioni. Il Manifesto dei Valori del Pd, scritto 10 anni fa, recita alla prima riga: “La nascita del Partito democratico determina le condizioni per una svolta culturale e morale”. Questa è la grande incompiuta. Poi certamente paghiamo anche perché abbiamo avuto responsabilità di governo in un momento difficile per il Paese e non abbiamo nemmeno saputo cogliere il messaggio di rinnovamento che ci arrivava fin dal 4 dicembre 2016».
Alle amministrative manca niente. Avete in mente di recuperare, e come?
«Le Comunali non si vincono sui social, ma stando in mezzo alla gente. Io in mezzo alle comunità non ci vedo i 5 stelle e nemmeno i leghisti. Invece so che il sindaco di Luzzara, come tutti i suoi colleghi, ogni lunedì mattina fa la vasca al mercato del suo paese e si ferma a discutere dei cantieri in corso, del lampione spento, della strada da asfaltare o dei suggerimenti su come migliorare la raccolta dei rifiuti con i suoi concittadini. L’ascolto del territorio, il dialogo costante, la contaminazione con il civismo organizzato da noi sono abitudini consolidate. È per questo che i cittadini da tanto tempo ci fanno il grande onore di chiamarci a ruoli di governo anche in quei territori dove alle Politiche vince il centrodestra. E a questo modo di stare in empatia con la gente aggiungiamo anche la qualità dell’azione amministrativa: ad un reggiano qualsiasi basta mettere il naso fuori dalla nostra regione per vedere che gli asili come i nostri non esistono, che l’immondizia resta a bruciare in discariche improvvisate lungo le strade, che le scuole non sono antisismiche e dotate di laboratori e spazi sportivi e via così. Ci accontentiamo? No di certo, perché per il posto in cui cresciamo i nostri figli vogliamo il meglio e allora oltre a continuare ad amministrare bene, oltre a restare in empatia sappiamo di dover aggiungere anche costante innovazione».
Qual è l’accusa o la critica prevalente sparata contro i vertici nelle riunioni di circolo post 4 marzo?
«Intanto voglio dire grazie ai nostri circoli e alle centinaia di persone che stanno venendo alle assemblee: dove la potete trovare una comunità politica come la nostra che ha ancora la passione di ritrovarsi e confrontarsi con sincerità sugli errori fatti per ripartire con ancora più convinzione?
E tutti apprezzano che dal segretario provinciale ai parlamentari, passando dai dirigenti locali, siamo lì con loro a metterci la faccia sulla sconfitta elettorale: questa si chiama serietà.
L’errore? Esserci divisi in correnti, aver smesso di essere generosi tra di noi e con gli altri. Il Pd deve essere al centro di relazioni politiche e sociali proprio come facciamo qui a Reggio, dove non ci siamo mai isolati e siamo rimasti in dialogo con altri partiti e anche con movimenti e associazioni con cui condividiamo valori e ideali».
Lei sa che c’è l’impressione che la giunta del capoluogo sia poco sostenuta dal Pd? Sia sincero, quasi quasi è vero?
«Impressione sbagliata. Anzi, il Comune capoluogo ha anche un pieno ruolo di leadership territoriale. Sono invece contento che ora si stia rapidamente rafforzando il Pd della città con un nuovo segretario che in questo anno sarà preziosissimo».
Per le elezioni nel capoluogo potrebbe cambiare il quadro, anche il candidato sindaco Pd? Le chi ci vede? Pensi, qualcuno spende anche il suo nome...
«Luca Vecchi è un ottimo sindaco, stimato dai suoi cittadini. E sapendo quanto è difficile fare il sindaco di un Comune di medie dimensioni ha tutta la mia stima per il complicato lavoro che sta svolgendo. Io? Potrei lasciare il Po solo per fare il candidato a Imola o a Bologna dove il nome Andrea Costa, grazie a chi lo ha portato prima di me, è un “marchio” di valore».
Il renzismo reggiano dov'è andato a finire?
«Non mi importa nulla dei destini delle aree. Mi interessa solo il profilo culturale e identitario del Pd alla cui costruzione tutti quelli innamorati di questa intuizione politica dovrebbero contribuire abbandonando le chat di WhatsApp attraverso cui ci si marca tra sottogruppi dirigenti».
E il gigantismo di FestaReggio che fine farà? Si farà?
«Certo che ci sarà la festa, tra fine agosto e metà settembre. Ovviamente non al Campovolo, interessato dai lavori per la Grande Arena Spettacoli. La festa è un bell’esempio di come intendo il Pd: un luogo in cui tutti devono potersi sentire a casa, in cui ci si apre al confronto con chi non la pensa come te, un’occasione per essere comunità. I cancelli di FestaReggio in questi anni in cui ho avuto l’onore di collaborare alla sua organizzazione sono sempre stati aperti al terzo settore, all’Anpi o all’Arci anche negli anni dello scontro sul referendum, ai sindacati, abbiamo ospitato le Ong mentre infuriava la polemica sulle regole per i salvataggi in mare. E la festa è servita anche a definire l’identità del Pd reggiano perché scegliendo di parlare di alcuni temi, o facendo battaglie su alcune questioni, ha detto ai cittadini dove stavamo di casa come partito».
Chi nella Reggio del 2019 vi fa più pensare, i pentastellati o i leghisti sovranisti?
«Noi dobbiamo pensare solo a fare bene e a tenere unite le nostre comunità, ascoltandole, mai stigmatizzando le istanze che ci fanno arrivare. Per qualcuno forse le elezioni sono un grande gioco: vinco non perché mi interessa amministrare quanto mettere sulla cartina una bandierina in più. Per noi non è così. Per noi candidarsi a guidare un Comune significa avere una idea per far crescere un territorio, far stare meglio le persone. Lo dimostra il fatto che a Castelnovo e San Polo abbiamo già da settimane presentato i candidati sindaci con cui andremo al voto in giugno e iniziato a presentare i nostri programmi. Mentre gli altri partiti hanno aspettato il 4 marzo per decidere a chi toccasse esprimere il candidato sindaco in una mera logica di spartizione».
Il suo destino qual è?
«Sono così innamorato della mia Luzzara che se potessi farei il sindaco anche dopo il 2020… ma la legge lo vieta. L’amico Oreste Zurlini in direzione provinciale mi ha lanciato per la segreteria nazionale del Pd, io ho già fatto un passo indietro per la candidatura alla Camera chissà che questa volta non faccia un passo avanti. Magari, invece, tornerò a fare il mestiere che ho nel sangue e da cui arrivo, il giornalista. Direttore, facciamo cambio?».
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