Deciso il risanamento delle ex Reggiane
Il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica dispone la pulizia e chiusura dell’area e la ricollocazione dei senzatetto
REGGIO EMILIA. Il risanamento delle ex Officine Reggiane si farà. Sarà avviato nel giro di due mesi, forse meno. Le modalità dell’intervento sono state concordate fra le autorità intervenute mercoledì al Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. Ci voleva la discesa in campo di Massimo Camisasca per smuovere le acque e tentare, almeno, di risolvere il problema del degrado sociale e della disperazione delle settanta o ottanta persone, quasi tutte straniere, che occupano abusivamente gli edifici abbandonati della grande fabbrica. Il vescovo era andato lunedì a perorare la loro causa, celebrando la messa per una trentina di questi senzatetto in uno degli ex capannoni.
Il sindaco Luca Vecchi, messo alle strette, aveva risposto sottolineando la difficoltà di intervenire su un’area privata in mano alle banche creditrici dell’industriale Luciano Fantuzzi. Due giorni dopo, però, il prefetto Maria Grazie Forte l’ha convocato nel Comitato per l’ordine pubblico insieme al vicesindaco Matteo Sassi, agli assessori Daniele Marchi, Alex Pratissoli e Natalia Maramotti, al presidente della Provincia Giammaria Manghi e ai vertici delle forze dell’ordine.
In quella sede la soluzione è stata trovata. «Per motivi di interesse e ordine pubblico – spiega Sassi – si può intervenire anche su un’area privata. Le disastrose condizioni igieniche in cui versa gran parte dei 250mila metri quadri delle ex Reggiane giustificano un’azione d’urgenza imposta dal sindaco. Il Comune se ne dovrà fare carico a proprie spese, salvo rivalersi sulla proprietà nel momento in cui sarà fissato il prezzo di vendita dei capannoni destinati alla ristrutturazione. L’obiettivo prioritario sarà la rimozione dei rifiuti. Poi si dovrà ridurre lo spazio interessato dalle occupazioni abusive e trovare un’abitazione e un inserimento sociale almeno per coloro che hanno i documenti in regola».
«Abbiamo la possibilità – precisa Marchi – di ridurre sensibilmente la superficie a rischio di degrado. È prevista, infatti, la riapertura del tratto terminale di viale Ramazzini, che taglia a metà l’area delle ex Reggiane. La parte Sud già ora assai meno compromessa, dove si trovano Il Tecnopolo e i capannoni 18, 17 e 15 destinati al recupero, verrà adeguatamente recintata. La zona Nord, che comprende tre edifici più sei o sette fabbricati minori, sarà anch’essa messa in sicurezza con demolizioni e chiusura dei varchi».
La questione più importante, però, riguarda le persone. «Per risolverla – riferisce Marchi – ci affidiamo al gruppo di lavoro formato da Caritas, don Simonazzi, parrocchie e cooperative sociali, che ha già allacciato contatti con i senzatetto, contando di coinvolgerli anche nella rimozione dei rifiuti. Si deve capire qual è la loro condizione, da dove vengono e quali sono i loro progetti».
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