Il paese è sotto shock: «Vergogna prendersela con i più deboli»
CORREGGIO. Gli anziani sono a tavola, è mezzogiorno e mezzo. Tanti sono in carrozzina. Una donna bionda ed esile si avvicina, lasciando per pochi istanti la mamma sola al tavolo: «Se ci siamo resi...
CORREGGIO. Gli anziani sono a tavola, è mezzogiorno e mezzo. Tanti sono in carrozzina. Una donna bionda ed esile si avvicina, lasciando per pochi istanti la mamma sola al tavolo: «Se ci siamo resi conto che qui gli anziani venivano maltrattanti? Certo, ma bisognava tacere». Tanti sospettavano, probabilmente, pochi hanno parlato. E così la vita apparentemente tranquilla nel Centro anziani di Correggio è continuata a scorrere. Fino a giovedì scorso quando la “bomba” dell’inchiesta per maltrattamenti è piombata su parenti, ricoverati, cittadini.
Carolina, una donna sulla quarantina, esce dal parcheggio: «Sono appena stata a parlare con i dirigenti della struttura – dice – perché ho un parente ricoverato qui e mi sono preoccupata, mi hanno detto di stare tranquilla ma io tranquilla non riesco più a stare». Un altro giovane esce dal Centro e sale in auto in fretta, pochissima la voglia di parlare: «Brutta storia» e se ne va.
Nella cittadina, 25.000 anime o poco più, l’argomento delle discussioni al tavolino del bar o per la strada è uno solo: quel vaso di pandora scoperchiato a una manciata di chilometri di distanza e del quale nessuno sospettava, o forse no.
«Ci saremmo aspettati tutto – dice Luigi Dealio, titolare del bar Politeama, proprio sotto il Comune – meno di leggere sul giornale che nell’ospizio maltrattavano i pazienti. È disumano prendersela con i più deboli». Eppure poco più in là, una donna che passa sotto il porticato, un presentimento l’ha avuto: «Voci, solo voci raccolte qua e là e delle quali non voglio parlare. Ma che ci fosse qualcosa che non andava nel Centro qualcuno lo sapeva e forse non l’ha detto».
Strade vuote a Correggio, qualcuno legge il giornale finendo il pranzo: «Una follia quel che è accaduto» mormora, mentre una mamma e una figlia attraversano la piazza: «Dire che siamo rimasti stupiti dei maltrattamenti – dice Romana Menozzi – è troppo poco. Siamo sconcertati perché prendersela con dei vecchi che non possono difendersi e spesso nemmeno raccontare quel che subiscono, è una vergogna».
È giovanissima la barista dietro il bancone del bar dei Portici, in pieno centro, e anche lei è rimasta sbalordita: «Non sapevo nulla – dice Martina Bertozzi – nè ho raccolto voci qui nel locale. Ma un comportamento del genere non ha alcuna giustificazioni». Correggio, non c’è dubbio, è sotto shock.
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