Il poeta Pecchini scrive al papa emerito e lui gli risponde
Montecchio, ha inviato il suo libretto a Ratzinger «Racconta di un vescovo dimissionario, un po’ come lui»
MONTECCHIO. «Sono sincero: non mi aspettavo che mi avrebbe risposto. Invece è successo. Ne sono felice». Così esclama il montecchiese Luigi Pecchini, ex cancelliere dirigente alla procura della Repubblica di Reggio, commentando la lettera ricevuta da pochi giorni dalla segreteria dello Stato Vaticano. Una lettera che voleva rispondere a una missiva che lo stesso Pecchini, a dicembre, aveva inoltrato al papa emerito, Josef Ratzinger e che conteneva un libercolo scritto dal pensionato montecchiese.
Pecchini, perché ha scritto al Papa Emerito?
«Andando a ritirare un premio a Verona (Pecchini è poeta e scrittore pluripremiato in diversi concorsi in tutta Italia ndr), ho avuto occasione di visitare il duomo della città scaligera. Durante la visita sono incappato nella tomba di Giovanni Tommaso Neuschel la cui storia è, per certi versi, simile a quella di papa Ratzinger. Ho quindi voluto fargli conoscere che altri, prima di lui, avevano abbandonato il proprio ruolo, anche se per motivi diversi».
In che senso?
«Neuschel fu il primo vescovo della diocesi di Guastalla, carica istituita ad hoc da Maria Luigia d’Asburgo che, in segno di gratitudine per i servigi resi dal prelato di origine ungherese in qualità di cappellano maggiore e capo del clero di corte, ottenne da papa Leone XII la costituzione del Vescovado di Guastalla. La bolla papale è datata 16 settembre 1828 ma solo l’11 aprile 1829 Nueschel ne divenne, appunto, primo Vescovo. Nel 1852, in pieno Risorgimento, i movimenti che non vedevano di buon occhio gli austro-ungarici si convinse a dimettersi e a cambiare aria. Una dimissione, per l’epoca, davvero storica. Come per Ratzinger. Ho voluto dunque fargli conoscere questa storia, simile a quella che lo ha reso unico nella storia della Chiesa, ma che in realtà non è così rara».
Ratzinger, secondo lei, ha fatto questo collegamento?
«Non lo so. Io però quel libercolo scritto per il Pescatore Reggiano (il calendario storico astronomico agricolo giunto alla 172esima edizione e venduto come pubblicazione e che si affianca al più famoso calendario da parete, sempre edito da Gianni Bizzocchi Editore, ndr) ho pensato di mandarlo al papa emerito che in qualche modo mi ha appassionato per questa decisione, davvero inusuale. Poi è tedesco, considerando che Hitler creò un unico stato annettendo anche l’Ungheria, ecco che troviamo un ulteriore linea di condivisione col vescovo ungherese».
Nella lettera, però, le viene anche inviata una benedizione particolare.
«L’avevo richiesta – sorride divertito Pecchini – perché già che c’ero non fa mai male». Tre figli, una moglie e una infinità di premi che espone in casa con orgoglio, Pecchini è davvero un personaggio unico. «Scrivo tutto con la mia fida Olivetti Linea 98 e con il solo indice della mano destra. Ma vado velocissimo. Perché non uso il computer? Perché l’informatica ti toglie la fantasia. Mi piace comporre versi e scrivere qualsiasi cosa. Serve per tenere allenata la mente. Quanti anni ho? Tanti, ma non contano. L’importante è che mi rimanga la passione. Ora però – e guarda la moglie – ho più momenti di distrazione perché la mia signora è andata in pensione e mi disturba continuamente».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
