Nei video tre mesi di ingiurie e percosse
L’incubo rivelato dalle intercettazioni, predisposte nelle stanze della struttura fra aprile e giugno 2017
REGGIO EMILIA. È ancora da decidere la data dell’interrogatorio di garanzia per le sei operatrici socio-sanitarie raggiunte dalla misura cautelare di sospensione dalla professione per un periodo che varia dai 6 mesi ai 12 mesi per le posizioni più gravi. L’inchiesta, coordinata dalla pm Maria Rita Pantani, è scattata a cavallo tra i mesi di marzo e aprile del 2017, quando al comando dei carabinieri di Correggio sono arrivate tre distinte segnalazioni per maltrattamenti ai danni di altrettanti anziani, ospiti della casa protetta dell’orrore.
Lividi, ecchimosi, ingiurie. E poi percosse, insulti e minacce verso ultraottantenni, lasciati sporchi e seminudi a chiedere aiuto per ore. In totale, tredici le persone indagate: 12 operatrici sanitarie – pari a oltre il 50% del personale – più la dirigente coordinatrice della struttura. Per quest’ultima – verso la quale non è stata richiesta dalla Procura alcuna misura cautelare – è scattata l’accusa di omessa denuncia, dal momento che secondo gli inquirenti era a conoscenza di quanto avveniva all’interno della casa protetta, ma non ha mai preso provvedimenti. Erano state proprio due operatrici sanitarie “pulite” a rivelarle episodi di maltrattamenti, poi confermate anche agli inquirenti in fase di indagine. Per questo motivo, erano state minacciate di licenziamento.
L’inchiesta è stata condotta attraverso un servizio di intercettazioni ambientali audio-video all’interno di tre stanze della struttura, predisposto fra l’aprile e il giugno 2017, durante il quale sono emersi una ventina di episodi. Proprio le intercettazioni e la gravità delle immagini registrate dalle telecamere nascoste sono state all’origine della decisione del gip, Angela Baraldi, di disporre le sei misure cautelari, a fronte della richiesta della Procura di dodici custodie in carcere. Per il gip Baraldi – che ha ritenuto sufficiente l’interdizione dallo svolgimento di attività assistenziali in strutture pubbliche e private per sei delle 12 operatrici – si tratta dell’ultimo atto firmato nel tribunale di Reggio Emilia, dal momento per lei era già previsto il trasferimento. Un dettaglio che potrebbe rimandare l’interrogatorio di garanzia a data da destinarsi.
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