Gazzetta di Reggio

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Orrore all'ospizio, il sindaco a muso duro con Coopselios

di Cristina Orsini
Orrore all'ospizio, il sindaco a muso duro con Coopselios

Oggi l'incontro convocato da Ilenia Malavasi: "Chiederemo che il personale coinvolto nelle indagini venga allontanato"

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CORREGGIO. «Siamo incazzati. Quanto lo sono i parenti degli anziani ricoverati, tanto lo siamo noi». Parola di sindaco Ilenia Malavasi che per seguire in prima persona gli sviluppi dell’inchiesta sui maltrattamenti agli anziani non autosufficienti ospitati al Centro di via Mandriolo superiore (tredici operatrici indagate, sei allontanate) ha mandato a monte un viaggio a Parigi. D’altro canto il Comune di Correggio, volenti o nolenti, è parte in causa di questa brutta storia: è proprietario dell’immobile che ospita centro diurno e casa protetta ed è il Comune che ne affida la gestione.

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«Sarei dovuta partire questa sera – dice Malavasi – ma non ci penso nemmeno. Non riuscirei a stare tranquilla. In questo momento il Comune deve essere presente e stare vicino ai cittadini». E per farlo Malavasi invece di salire la scaletta dell’aereo, aprirà la porta del suo studio per accogliere i dirigenti della Coopselios, sede Reggio Emilia, che gestisce la struttura e molti altri servizi nel Reggiano, «per cominciare – prosegue Malavasi – a fare chiarezza su quel che è successo e soprattutto per mettere alcuni punti fermi». C’è da scommetterci: il confronto non sarà dei più sereni. Perché il sindaco di Correggio ha le idee chiare e tutta l’intenzione di dimostrarlo. «Nonostante sia consapevole che la cooperativa è tra quelle accreditate e nonostante non mi piacciano le generalizzazioni, soprattutto all’inizio di una fase delicata di indagini, chiederemo con forza alla Coopselios, anche in via del tutto precauzionale, di allontanare il personale che a qualsiasi titolo è rimasto coinvolto nelle indagini. Sono certa che gran parte dei dipendenti della cooperativa è composta da persone professionali e responsabile, ma proprio per questo è necessario dare un segnale. La nostra priorità, infatti, è che gli ospiti e i loro parenti abbiano referenti interni dei quali potersi fidare ciecamente. E questo mi pare proprio il minimo». Non solo, però, il Comune pretenderà l’immissione di nuovi addetti «per garantire i servizi svolti fino ad ora nella struttura e per il potenziamento e miglioramento dei turni notturni che mi pare – continua il sindaco – siano stati quelli che hanno poi innescato l’indagine».

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Giornate tese, per Malavasi, le ultime due. «La notizia dell’inchiesta ci ha travolti come un ciclone, sulle prime non riuscivamo a capire quale territorio riguardasse poi è stato chiaro che era coinvolto il Centro anziani di Correggio. Sono rimasta allibita perché in Comune, negli ultimi due anni, non è arrivata nemmeno una segnalazione. E questo mi ha fatto molto pensare».

Nell’immediatezza Malavasi si è confrontata col vicesindaco, con l’intera giunta «ma nessuno di loro sapeva nulla»; ha fatto fare un ricerca all’ufficio protocollo, risalendo fino al 2016, ma nulla: «In Comune non abbiamo ricevuto alcuna informazione che ci potesse far pensare a qualcosa di meno che lecito nella gestione della casa. In caso contrario ci saremmo mossi immediatamente».

È quasi un appello ai cittadini di Correggio quello che Malavasi lancia: «Si tratta di una situazione incresciosa, di comportamenti vili consumati da vigliacchi. Quello che emerge dall’inchiesta e mostrato dai video diffusi dai carabinieri che abbiamo guardato con molta attenzione, è intollerabile. Per questo motivo ci avrebbe fatto piacere venire a conoscenza molto prima di quel che accadeva nella struttura». Non è successo, ma il sindaco guarda avanti.

«Ci sono da capire i fatti e provvedere al normale funzionamento del centro – dice – Poi saranno anche gli esiti delle indagini a suggerirci se proseguire nell’affidamento del servizio alla coop oppure cambiare il gestore del Centro anziani. Questo lo vedremo».

Intanto anche l’ufficio legale del municipio è stato allertato: «Perché – conclude Malavasi – la nostra volontà, se si arriverà a un processo, è quella di costituirci parte civile. Noi siano e resteremo dalla parte delle famiglie e dei cittadini».

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