Omicidio Tallarico, arrestato l’ex orefice
Era l’unico indiziato. La vittima di origine luzzarese e l’indagato erano ex militanti di Ordine Nuovo. Ipotesi vecchi rancori
LUZZARA. L’ex orefice Brunetto Muratori, unico indagato per l’omicidio del commerciante di origine luzzarese Sandro Tallarico, avvenuto sulla ciclabile del ponte di San Giorgio, a Mantova, lo scorso 17 gennaio, è ora in carcere.
[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.16362687:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2018/01/17/news/commerciante-di-luzzara-ucciso-con-un-colpo-di-pistola-a-mantova-1.16362687]]
Si era sempre professato innocente, ma, secondo i carabinieri, tra Muratori e Tallarico c’era del sangue amaro dai primi anni Ottanta, quando entrambi militavano nella destra extraparlamentare di Ordine Nuovo. A un certo punto Muratori finì in carcere e si sentì abbandonato dall’ex camerata e questo potrebbe essere il movente dell’omicidio.
Procura e carabinieri sono convinti: è stato lui la persona che quella mattina ha ucciso il 57enne con almeno quattro colpi di revolver. Ieri mattina di buon’ora i carabinieri si sono presentati nella palazzina di viale Gobio, dove Muratori abita con la convivente, e lo hanno dichiarato in arresto.
Tecnicamente si tratta di un “fermo d’indiziato”, una misura di limitazione della libertà che entro quarantotto ore, andrà convalidata dal giudice per le indagini preliminari. I carabinieri del Reparto investigazioni scientifiche di Parma dopo due mesi hanno consegnato ai colleghi del nucleo investigativo di Mantova, gli esiti degli esami di laboratorio sui reperti e le armi sequestrati a casa dell’indagato.
Ma ci sarebbe anche un presunto testimone oculare che avrebbe assistito alla fuga dell’assassino dal luogo del delitto subito dopo gli spari. Infine sul tavolo degli inquirenti ci sono anche delle intercettazioni telefoniche e ambientali.
Il castello di indizi raccolto contro Muratori, ex orefice di 72 anni, è tale dunque da averne motivato l’arresto. Ma Muratori, che ha nominato come difensori gli avvocati Sergio Genovesi e Gaetano Alaia, resterà in carcere solo se il giudice riterrà gli indizi di colpevolezza sufficienti a giustificare una limitazione della libertà personale. In caso contrario, dopo l’interrogatorio in carcere sarà rimesso in libertà, pur restando indagato per omicidio volontario premeditato.
Dell’arma del delitto, una pistola a tamburo, non si sarebbe mai trovata traccia. Ai laboratori del Ris sono stati inviati il giaccone, le scarpe, i guanti e un berretto che Muratori indossava la mattina dell’omicidio. Sono state anche esaminate le armi trovate a casa di Muratori: tre pistole semiautomatiche tutte inutilizzate da tempo. Con questi anche la bici con il guinzaglio e il cappottino del cane, visto che quella mattina una telecamera di sorveglianza aveva inquadrato Muratori passare in bicicletta con il cane al guinzaglio nel parcheggio di Campo canoa, proveniente dalla ciclabile del ponte, più o meno alla stessa ora in cui è avvenuto il delitto.
«Possibile che lungo il percorso non abbia incrociato Tallarico?» si sono sempre chiesti i carabinieri. Come se lo è chiesto anche il fratello Paolo, che, dal negozio di piazzale Marconi, dove nell’ultimo periodo anche Sandro lavorava, ha ringraziato i carabinieri : «Sapere che quell’uomo è in carcere è una grossa emozione».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
