Tavola di Bisanzio, festa a rischio per le nuove norme
Baiso, le disposizioni antiterrorismo fanno lievitare i costi L’assessore Caselli: «L’ultima chance una raccolta fondi»
BAISO. Grazie all’impegno di centinaia di volontari un piccolo paese come Baiso è riuscito a far conoscere a migliaia di persone le vestigia passate di una storia che non si studia sui libri di scuola: la Tavola di Bisanzio che è da 13 anni è uno degli eventi più seguiti. Ma con le nuove normative questa manifestazione - come già successo alla Notte bianca di Cavriago - rischia di non essere più realizzata.
A lanciare l’allarme è Giuliano Caselli, assessore alle Attività Produttive e Turismo e presidente della associazione “La Tavola di Bisanzio”. «Il complesso di norme e circolari emesse dal Ministero dell’Interno e dal capo della polizia e dal corpo nazionale dei vigili del fuoco nel corso del 2017, hanno delineato una serie di azioni e procedure da mettere in atto per lo svolgimento di manifestazioni pubbliche di qualsiasi natura o tipologia. Da oggi organizzare i prossimi eventi e rispettare le nuove norme sulla sicurezza significa mettere in campo un grosso sforzo economico».
Non ci deve essere la sicurezza prima di tutto?
«Si apprezza senz’altro l’intenzione del legislatore e del capo della polizia di rendere i livelli di sicurezza e incolumità delle persone più alti, ma il quadro normativo e la sua applicazione si sta rivelando un ostacolo quasi insormontabile per la maggior parte delle iniziative. La rigidità degli adempimenti e dei requisiti, uniti ai costi tecnici per la predisposizione degli elaborati e della messa in pratica dei piani di sicurezza, rischiano di scoraggiare gli organizzatori che sono quasi sempre delle associazioni senza scopo di lucro, che si autofinanziano con queste iniziative e rendono un indispensabile servizio in campo sociale ai Comuni e ai loro territori»
Quali sono i punti critici?
«La rigidità di alcune prescrizioni, ad esempio la valutazione della capienza dell’area interessata dalla manifestazione: per gli eventi su aree pubbliche, non delimitate fisicamente e a ingresso libero, senza strutture per lo stazionamento del pubblico, è molto difficoltoso delimitare le aree per stabilire la capienza. Un’altra situazione paradossale riguarda manifestazioni che si svolgono in borghi o centri storici, particolarmente caratteristiche, necessarie anche a far vivere i nostri territori così ricchi di queste risorse: la necessità di assicurare spazi di accesso ovunque per i mezzi di soccorso con misure rigide significa sopprimere gli eventi in questi luoghi, poiché le stesse strade di accesso in queste località sono spesso molto inferiori alle dimensioni previste».
Ci potrebbero essere delle soluzioni?
«Chi opera in questo ambito da molto tempo ritiene che la necessità di sicurezza può essere soddisfatta anche mediante una valutazione delle zone in cui queste si svolgono: un evento piccolo in un grande centro urbano non ha certo il profilo di rischio dello stesso evento in una piccola località dell’appennino, così diversi altri aspetti possono essere maggiormente contestualizzati».
Qual è la sua paura?
«Il rischio è che queste disposizioni così come sono enunciate dissuadano molti organizzatori a svolgere eventi locali col risultato di rendere più sterili aree già in notevole difficoltà come le nostre zone».
La Tavola di Bisanzio potrebbe essere fra gli eventi che rischiano di sparire?
«In questi 13 anni di passi ne sono stati fatti tanti, siamo sempre cresciuti e oggi siamo una realtà molto diversa da quella iniziale. Siamo maturati con gradualità e nel tempo, è diventata una rievocazione con un budget considerevole: siamo riusciti a formare una squadra con più di 300 volontari, siamo riusciti a coinvolgere e formare un direttivo con tutte le 22 associazioni del territorio. Nelle passate edizioni siamo riusciti a trasportare Baiso e i suoi numerosi visitatori all’insegna della rievocazione respirando autentiche atmosfere del mondo bizantino ma ci siamo resi conto che tutto questo ora non basta più, ci troviamo di fronte ad un vero e proprio bivio».
Come la famosa canzone: come si cambia per non morire?
«Se vogliamo crescere e se vogliamo adeguare la festa alle nuove direttive di sicurezza, c’è bisogno di una immediata e discreta risorsa economica, abbiamo programmato una raccolta fondi rivolta ai cittadini e alle associazioni di Baiso. Solamente al raggiungimento di una certa somma, che consenta di allinearsi agli standard legislativi sulla sicurezza, “La Tavola di Bisanzio” riuscirà a dar vita alla sua XIV edizione. Vorremmo che il 14 e il 15 luglio 2018 le strade del Paese potessero essere più ricche e vivaci che mai: averle vuote e desolate crediamo che ciò rappresenterebbe una sconfitta per tutti».
Quindi non alzate bandiera bianca?
«Non ci arrendiamo e per questo abbiamo lanciato la raccolta fondi per fare fronte alle spese sulla sicurezza. Poi tutti insieme ovvero il direttivo, il gruppo di tutti i responsabili, abbiamo deliberato nelle varie sedute un percorso ben preciso. Dopo 13 anni dovrà cambiare il format della festa, dobbiamo aumentare i giorni di rievocazione, innovare e migliorare la quantità e la qualità delle attrazioni e degli spettacoli a corredo della festa, bisogna consolidare e dare forza agli appuntamenti culturali, solo in questo modo la Tavola di Bisanzio potrà crescere ed avere un futuro, ma soprattutto crediamo che questa sia la strada giusta per far crescere sempre più il nostro paese».
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