Ex dirigente Unieco chiede gli arretrati
Intenta causa di lavoro da 200mila euro che viene archiviata, ma Casoli è alla sbarra per mancata consegna di documenti
REGGIO EMILIA. Mauro Casoli è imputato in un processo a Taranto per non aver consegnato dei documenti relativi al rapporto di lavoro di una ex dipendente che ha fatto causa a Unieco e che chiedeva 200mila euro di compensi arretrati. Una vicenda complicata, già in grossa parte derubricata in favore dell’ex presidente della coop, ma che finirà davanti al giudice per il reato più marginale, la mancata consegna dei documenti richiesti, sul quale il suo avvocato, Roberto Sutich, promette battaglia e vittoria.
Tutto parte da una regola: i dirigenti chi ricevevano anche uno scranno da consigliere in uno dei tanti cda del gruppo cooperativo Unieco dovevano devolvere alla cooperativa il relativo compenso. Una regola aurea del sistema impostato da Mauro Casoli, presidente e dominus della coop di costruzioni finita in liquidazione coatta nell’aprile del 2017. Regola che è stata rispettata da una dipendente sotto contratto - anche lei già stipendiata per il suo lavoro principale di esperta ambientale - la quale ha passato diversi anni anche in qualità di componente del cda della Manduria Ambiente spa, società di smaltimento dei rifiuti a Manduria e in altri 16 comuni di Taranto. La dipendente si è poi licenziata per giusta causa, uscendo anche dal cda della controllata di Unieco. Non molto tempo dopo, però, è giunta alla coop reggiana una maxi richiesta risarcitoria da 200mila euro, relativa ai compensi in qualità di consigliere del cda della Manduria Ambiente che la donna ha chiesto indietro nonostante la rituale rinuncia fatta valere da Unieco ai dipendenti cooptati nei cda delle partecipate. Oltre a questo la donna ha denunciato prima Unieco e poi il presidente Casoli per truffa aggravata ai danni dell’Inps. In pratica ha accusato la coop di non aver versato i contributi dovuti anche alla carica di consigliere. Percorso giudiziario per il quale la stessa procura di Reggio, con il sostituto Giacomo Forte, ha chiesto l’archiviazione. Nel frattempo c’è la causa di lavoro avviata dall’ex dipendente che porta a un tentativo di conciliazione che gravita sul tribunale di Taranto. Casoli, tramite il suo avvocato Roberto Sutich, fa sapere che la sede competente è Reggio Emilia, rifiutandosi quindi di avvalorare un contenzioso al sud sapendo - tramite sentenze e pareri - che lì non avrebbe potuto produrre effetti corretti. Da lì il diniego dell’invio che ha portato all’istruzione di un processo che sarà celebrato in questi giorni.
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