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«Vicenda devastante, ma caso isolato»

di Cristina Orsini
«Vicenda devastante, ma caso isolato»

Il direttore generale di Coopselios: «Nella casa di Correggio dinamiche personali e di branco hanno avuto il sopravvento»

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CORREGGIO. Direttore, una vicenda incresciosa, quella accaduta nella Casa anziani di Correggio che voi gestite.

«Non solo incresciosa, direi anche devastante e soprattutto inaspettata. Per l’attenzione quasi maniacale che abbiamo messo, in questi anni, proprio sul tema dei maltrattamenti, è cosa inaccettabile. A noi non doveva capitare».

Raul Cavalli, dal 2003 è direttore generale della Coopselios, colosso del settore dell’assistenza socio sanitaria, legato a Legacoop. Coopselios ha 3.175 dipendenti (90% donne, la maggioranza straniere), 175 liberi professionisti, un centinaio di servizi in 7 regioni diverse, un fatturato che supera i cento milioni l’anno, 6.500 utenti e la gestione di almeno altre 43 strutture protette per anziani. La falla si è aperta a Correggio dove sono state indagate 13 operatrici sanitarie (sei con provvedimento cautelare di divieto di proseguire nell’attività) per maltrattamenti agli ospiti.

È la prima volta che vi trovate a dover affrontare una situazione di questo genere?

«Assolutamente sì, la prima volta in 35 anni di attività. E se non avessimo avuto, da più parti, profondi attestati di stima, mi riferisco a Comuni, Ausl, a tantissimi familiari delle persone che quotidianamente assistiamo, non credo avremmo avuto la forza di mettere la faccia in questa melma per cercare di spiegare».

Provi a farlo con noi, allora. Cos’è accaduto, secondo voi, a quelle tredici dipendenti applicate nella struttura di Correggio?

«Premetto, in questa fase il nostro interesse primario è rassicurare pazienti e familiari e recuperare un po’ di serenità nello svolgimento quotidiano del lavoro. Dunque abbiamo preso alcune decisioni in autonomia: abbiamo escluso le sei operatrici sanitarie colpite da provvedimento cautelare dall’elenco dei soci e contestualmente le abbiamo sospese dal lavoro. Ma siccome ancora non sappiano i nomi delle altre sette operatrice indagate, abbiamo fatto la scelta di trasferire tutte le 23 persone che operano nella Casa anziani. Trasferimento che avverrà nell’arco di tre, forse quattro settimane. Con le dipendenti abbiamo già parlato, alcune ci sono rimaste molto male, ma la decisione aziendale è irrevocabile».

Perché è successo, direttore?

«Noi siamo convinti che si sia trattato di comportamenti dettati da problemi di natura personale, perché i risultati delle frequenti verifiche che noi compiamo sul personale impiegato in mansioni tanto delicate, non ci hanno mai indotto ad avere sospetti»

Si spieghi meglio.

«Negli ultimi dieci anni abbiamo sottoposto i nostri dipendenti a corsi di formazione specifici per contrastare abusi e maltrattamenti; distribuiamo periodicamente test anonimi per capire se il lavoro diventa eccessivamente stressante sul fronte di turni, orari e quant’altro; aumentiamo le frequenza delle visite mediche se notiamo comportamenti che ci allarmano. Credo che di più non avremmo potuto fare per evitare proprio quel che è accaduto a Correggio. Tutto questo lavoro ha efficacia, però, se alla base c’è una qualità umana solida. Nella Casa anziani di Correggio evidentemente le dinamiche personali hanno avuto il sopravvento e sospettiamo anche quella del “branco”».

Per Coopselios, quindi, l’inchiesta per maltrattamenti è stata assolutamente inaspettata.

«Non solo per noi, per l’Ausl, per il Comune e per buona parte dei parenti degli ospiti della Casa. Se mai avessimo avuto qualche sentore saremmo immediatamente intervenuti. Sarebbe stato nel nostro interesse. Ora, però, siamo nel tritacarne e faremo di tutto per dimostrare che Correggio è un caso isolato ed eccezionale».

Cominciando da dove?

«Dalla sostituzione del personale, come ho già detto, e costituendo una sorta di comitato di controllo, già da noi proposto, composto da familiari, Comune, Ausl e nostri operatori per confrontarci sulla strategia migliore da adottare per quanto concerne i servizi».

Direttore, i video li ha visti?

«Sì, e tanto ci è bastato per dire che era necessario tirare la riga. Mi auguro però che l’inchiesta proceda spedita, faccia piena luce e che alla fine questa situazione possa anche alleggerirsi. Non per Coopselios, ma per gli anziani che in questo caso avrebbero sofferto meno di quel che invece abbiamo visto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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