«Ecco perché conviene costruire la scuola nuova»
Cavriago, lettera alle famiglie da parte del comitato promotore dei referendum «Serve una visione sul lungo periodo». Domani sera assemblea pubblica sul tema
CAVRIAGO. Nelle case cavriaghesi in questi giorni sta arrivando una lettera del comitato promotore del referendum consultivo sull'edilizia scolastica, in risposta alla lettera con cui il sindaco, nei giorni scorsi, aveva invitato a votare «no» il 22 aprile prossimo.
«Nella nostra lettera – affermano i promotori – cerchiamo di fare chiarezza. Giovedì 5 aprile spiegheremo tutto questo e molto altro nel corso dell'assemblea pubblica del Comitato per il Sì, in sala consigliare, dalle 21 alle 23. Quando si decidono interventi sull’edilizia scolastica occorre partire da due elementi: 1. visione di lungo periodo, si tratta di investimenti che, anche per la loro dimensione economica, devono rispondere a bisogni e necessità per i prossimi 40 anni almeno; 2. funzionalità del progetto, gli spazi che si vanno a realizzare devono rispondere alle reali esigenze didattiche ed educative di tutti i bambini (compresi i bambini con diritti speciali), per questo è fondamentale e rilevante coinvolgere nella progettazione il mondo della scuola».
PRO E CONTRO. «A nostro avviso – dicono i promotori del referendum – relativamente alla scelta di ristrutturare la Rodari, sono clamorosamente mancati entrambi. Il progetto sulla Rodari non va bene. Recuperare un edificio può essere una scelta condivisibile, a patto che sia adeguato all’uso richiesto e la struttura che ospita la Rodari, un’ex fabbrica dei primi del ‘900, per la sua conformazione, non è adatta alle esigenze scolastiche attuali e future. Il progetto prevede infatti la realizzazione di 10 aule (alcune lunghe e strette, un’altra con due colonne nel mezzo) e 5 laboratori piccolissimi (da 24 a 45 metri qudrati) che non possono in alcun modo ospitare una classe di 22/25 bambini. Il cortile e lo spazio esterno della Rodari sono del tutto insufficienti: già oggi le classi escono a turno per fare l'intervallo limitando, pertanto, le poche occasioni di relazione tra tutti i bambini. Infine, le classi a tempo normale attualmente sono 15. Dalla ristrutturazione se ne avrebbero solo 10».
SCUOLA NUOVA. Il comitato pro referendum propone una scuola nuova. «Il nostro comitato avanza una proposta organica che prevede: di riunire in un unico polo – dotato di mensa, palestra ed ampi spazi verdi – tutte le classi della primaria utilizzando gli edifici della scuola De Amicis e dell’attuale Scuola Media; realizzare una nuova scuola – in un terreno comunale, in località Pianella adiacente alla piadineria che ospiterà gli alunni della scuola media. Una struttura all’avanguardia, in classe energetica A+, antisismica, con spazi flessibili pronti ad accogliere le attività didattiche innovative di tutti i ragazzi, dotata di un’ampia area esterna. Con questa proposta eviteremmo anche di collocare 5 classi della primaria in un prefabbricato al Parco dello Sport per due anni (se non ci saranno imprevisti). Nello stesso tempo, due anni, avremmo invece una nuova scuola senza bisogno di sistemazioni precarie e senza sprecare risorse pubbliche (300.000 euro per il noleggio e la posa del prefabbricato)».
I COSTI. La sfida referendaria tocca anche gli aspetti economici. «Complessivamente il progetto di ristrutturazione della Rodari (attraverso il quale si andranno a ricavare 1.900 metri quadrati) prevede costi pari 3.400.000 euro (di cui 100.000 già spesi per la progettazione). Il costo al metro quadro sarà quindi di 1.789 euro, per un edificio in classe energetica certamente inferiore alla A+. Realizzare una scuola media nuova di 2.200 mq costa 3.860.000 euro. Il costo al mq sarebbe pari 1.754 euro, per una struttura in classe energetica A+. I costi pertanto sono molto simili, la differenza è data dalla maggiore superficie della scuola nuova (+300 mq)».
LA SOSTENIBILITA’. Il comitato pro referendum definisce la sua idea «economicamente sostenibile. Le risorse necessarie per realizzare la nuova scuola sono le stesse che l’amministrazione comunale indica per finanziare la ristrutturazione Rodari, pari a 3.300.000 euro. La cifra di 2.090.000 euro derivante dal comparto urbanistico di Pratonera è stato rinegoziato in passato e può essere rinegoziato ancora. I restanti 560.000 euro possono essere coperti attraverso due possibili fonti di finanziamento: 1) contrazione di un mutuo trentennale, con ammortamenti annuali finanziati dal risparmio energetico della nuova struttura rispetto alla Rodari (circa 20.000 euro l’anno); 2) vendita di una parte di quote Iren (il 10,5%) di proprietà del Comune (questa operazione comporterebbe una riduzione delle entrate annuali derivanti dai dividendi Iren, pari a circa 15.000 euro, che sarebbe sempre compensata dal risparmio energetico della nuova struttura). Sarebbe questo il disastro finanziario paventato dal sindaco? Si possono fare investimenti sulla casa protetta e su altre opere, non si perde il finanziamento avuto con la fideiussione semplicemente perché siamo favorevoli a rinegoziare con Pratonera un loro intervento diretto, come previsto inizialmente. Questa operazione ci consente anche di recuperare oltre 200.000 € di Iva sfumata con l’escussione forzata della fideiussione. Il sindaco, invece di affrontare la questione pedagogica e didattica alla base del parere negativo al progetto di ristrutturazione del comitato e del mondo della scuola, adduce esclusivamente questioni economiche, peraltro insussistenti. Il sindaco ha dimenticato di dire, nella sua lettera scritta e inviata con fondi pubblici, che sulla fideiussione deve ancora pronunciarsi il Consiglio di Stato e che un parere contrario alla sentenza del Tar potrebbe obbligare il Comune a restituire i soldi escussi. Questo per affermare con forza che le risorse ci sono, si tratta solo di scegliere se usarle per una struttura nuova in grado di dare risposte efficaci, e di lungo periodo, ai reali bisogni della scuola e quindi decidendo di investire le risorse per garantire un’educazione di qualità che parte da ambienti scolastici adeguati (come si è fatto per palazzetto, Multiplo, nuova scuola dell’infanzia) o se, in alternativa, destinarli a ristrutturare un edificio che per noi non è adatto a soddisfare queste necessità».
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