«Grazie al dottor Carlo Fusco arrivò a camminare e nuotare»
REGGIO EMILIA. La via crucis di Michele Ruffino era iniziata all'età di sei mesi. Nel 2000, dopo il secondo richiamo del vaccino Sabin antipoliomielitico, il bambino accusò febbre alta e un...
REGGIO EMILIA. La via crucis di Michele Ruffino era iniziata all'età di sei mesi. Nel 2000, dopo il secondo richiamo del vaccino Sabin antipoliomielitico, il bambino accusò febbre alta e un progressivo rapido dimagrimento. «I pediatri dell’ospedale di Rivoli pensavano che si trattasse di bronchite – riferisce la madre – Più tardi si vide che mio figlio cadeva, nel muovere i primi passi. Quando aveva tre anni i neuropsichiatri del Regina Margherita diagnosticarono una ipotonia muscolare postvaccinale. Il primo a intuire la verità era stato il dottor Montinari del policlinico di Bari. Le cure, però, erano inefficaci. Fu una fisioterapista dell'istituto Don Gnocchi di Torino a indirizzarci a Reggio Emilia, dove conosceva un fisiatra dell'arcispedale Santa Maria Nuova. A Castellarano, poi, abitava da tempo mio fratello». Era il 2006. Incominciava allora il rapporto con il dottor Carlo Fusco, medico del reparto di neuropsichiatria infantile, di cui allora era primario il professor Della Giustina. Al suo intervento la madre attribuisce un passo avanti decisivo. Ormai era chiaro che il bambino era vittima di uno dei rarissimi casi (uno su 750mila) di poliomielite iatrogena, indotta dal vaccino. Non restava che prodigarsi per fargli guadagnare la mobilità degli arti con la fisioterapia e con farmaci appropriati.
«Ogni due o tre mesi – riferisce Maria Catrambone Raso – le medicine venivano cambiate. Nel corso degli anni abbiamo visto tanti miglioramenti grazie al dottor Fusco, che ha accettato anche di fare il padrino quando Michele ha ricevuto la cresima. Mio figlio ha avuto la fortuna di essere seguito e curato benissimo. Era arrivato a camminare con le sue gambe, a fare palestra e nuotare in piscina».
Intanto il riconoscimento dell'origine della malattia non poteva non dare origine a un'azione legale, supportata anche dalla neuropsichiatria del Santa Maria Nuova. Quindi il tribunale aveva riconosciuto a Michele non solo un indennizzo una tantum, ma anche un vitalizio. (l.s.)
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