«In sei mesi quindici furti di piombo»
Racket delle batterie, l’allarme di Gino Bettati titolare dell’omonima ditta depredata sabato notte: «Un pericolo ambientale incalcolabile»
REGGIO EMILIA. «Negli ultimi sei mesi ho subìto ben quindici furti di batterie esauste, che non ho nemmeno denunciato perché il danno economico è minimo. Quello che mi preoccupa è il danno ambientale». Gino Bettati, 70 anni, titolare della Bettati Carrelli Elevatori Srl di via Cilea 1 (laterale di via Fratelli Cervi a Pieve Modolena), commenta così l’ultimo furto in ordine di tempo di sabato notte, quando dal cortile della storica ditta (esiste dal 1962) sono spariti 25 elementi di batterie esauste.
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A compiere quest’ultimo colpo sono stati tre uomini, di 28, 21 e 20 anni, tutti residenti a Correggio, bloccati dai carabinieri. «Erano su due auto: nei bagagliai avevano caricato rispettivamente 12 elementi e 13 elementi di batterie, del peso totale di circa 500 chili. Il peso ha fatto sì che i fari delle vetture “sparassero” in alto e i carabinieri, insospettiti da questo particolare, li hanno fermati». I tre sono stati denunciati a piede libero per furto aggravato in concorso, mancando la flagranza.
Quello che al titolare preme sottolineare è però il fenomeno più ampio dei furti di piombo, che si sta intensificando sempre più e che costituisce un grave rischio del quale non sempre i malviventi sono al corrente. «Ad esempio sabato scorso i ladri hanno sdraiato gli elementi di batterie (sono stretti e lunghi) all’interno dell’auto. Ma quegli elementi contenevano ancora acido solforico: tra sei mesi la carrozzeria della macchina sarà corrosa».
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Bettati sottolinea che il piombo è un metallo ad elevata tossicità, difficile da gestire e da trattare. «È pericolosissimo: non a caso occorre l’autorizzazione del Ministero solo per trasportarlo. Noi come azienda abbiamo l’obbligo di annotare ogni elemento, indicando quantità e tipologia di piombo: tutti i dati vengono segnati su un apposito doppio registro, indispensabile per lo smaltimento separato del metallo, che viene conferito ad aziende speciali».
Nonostante la tossicità, dopo il rame l’attenzione dei ladri si sta concentrando sul piombo a causa delle quotazioni in impennata. «Il piombo è quotato alla Borsa di Londra e da qualche mese il suo valore è cresciuto parecchio: attualmente vale duemila dollari alla tonnellata». Ecco quindi che i ladruncoli, soprattutto i non professionisti che vivono di espedienti, hanno “scoperto” il nuovo business. «Secondo me chi ci deruba è sempre la stessa banda, che evidentemente ha trovato un ricettatore compiacente; questi ultimi non sono ancora numerosi».
Gente senza scrupoli, che per racimolare poche centinaia di euro («da quei 25 elementi di batterie ricaveranno 300-400 euro, non di più, mentre se li dovessi acquistare io spenderei quasi il triplo») non esita a maneggiare il metallo nocivo senza alcuna precauzione. «Le batterie esauste contengono circa il 60-65 per cento di piombo, il 25-28 per cento di acido solforico e l’8-10 per cento di materie plastiche – spiega Bettati –. Per rubare le batterie ci sono diverse difficoltà da superare: primo, gli elementi sono ingombranti e pesanti da trasportare. Ad esempio nel nostro caso la banda, non avendo rotto la cancellata, deve averla saltata facendo passare sopra la merce, manovra non agevole. Secondo: bisogna subito togliere l’acido solforico interno, altrimenti si verificano delle perdite corrosive che possono rovinare pelle, abiti e altri metalli. Terzo: l’acido solforico andrebbe smaltito come rifiuto speciale. Ovviamente un malvivente lo smaltisce illegalmente, spesso sversando in aperta campagna l’acido per poi recuperare il piombo “pulito”. Così si avvelena il terreno, che magari è coltivato, con esiti che possono essere letali anche per gli animali».
I casi di furti di piombo si stanno moltiplicando, non solo alla Bettati Srl, che si occupa di carrelli elevatori nuovi ma anche usati e da noleggio. «Anche degli elettrauto miei amici lamentano questo fenomeno emergente, che dal punto di vista ambientale è disastroso. Dovremmo “blindare” le batterie, ma sarebbe troppo complicato. Intanto installeremo le telecamere, finora assenti, per fermare questa raffica di raid».
Ambra Prati
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