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«Reggiane, ci rifaremo sulla proprietà»

di Evaristo Sparvieri
«Reggiane, ci rifaremo sulla proprietà»

Il vicesindaco Sassi: «Presto il censimento dei senzatetto che vivono nei capannoni». Per la pulizia affidati i lavori a Iren

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REGGIO EMILIA. «Per i costi che sosterremo con la stu Reggiane per la bonifica e la pulizia dei capannoni, il Comune anticiperà le risorse per ragioni di urgenza, ma ne rientrerà subito dopo rifacendosi sulla proprietà. I senzatetto? Sarà affrontata puntualmente la situazione di ciascuno di loro e si agirà di conseguenza». La determinazione dirigenziale che affida i lavori di bonifica e di pulizia dei capannoni è stata approvata ieri. E, per ripulire l’area, l’incarico sarà affidato a Iren. Il piano predisposto durante l’ultima riunione del comitato di ordine e sicurezza pubblica, tuttavia, partirà solo tra qualche settimana. E, come spiega il vicesindaco, Matteo Sassi, assessore al Welfare, prevede almeno tre azioni coordinate. È per questo motivo che al tavolo convocato dalla Prefettura, oltre al sindaco, Luca Vecchi, erano presenti anche altri tre rappresentanti della sua giunta. Non solo lo stesso Sassi. Ma anche Natalia Maramotti, assessore alla Sicurezza, Daniele Marchi, assessore al Bilancio e alle Partecipate, e Alex Pratissoli, assessore alla Rigenerazione urbana, ciascuno impegnato con una delle sue deleghe nella difficile operazione di risanamento dell’intera area. «Ci sono due o tre azioni da mettere in campo e ci siamo dati qualche settimana di tempo per attuare il piano», spiega Sassi.

Vicesindaco, ma dove metterete i senza tetto che promettete di allontanare dai capannoni abbandonati?

«Dipende. Una delle prime azioni da mettere in campo è una valutazione puntuale della situazione giuridica di ciascuna di queste persone. Pare che la presenza di migranti in regola con i documenti sia significativa. La maggior parte delle persone che vivono nei capannoni non è clandestina, ma bisogna capire che storia hanno, da dove provengono, che documento hanno. L’obiettivo è di lavorare su chi ha i documenti in regola: la norma, d’altronde, non ci consente di fare altro. Per fortuna quelli che non sono in regola rappresentano una minoranza».

Ma se si tratta di persone in regola come mai sono finite a vivere nelle Reggiane?

«È ciò che dobbiamo ricostruire puntualmente. Possono essere fuoriusciti da percorsi di accoglienza ordinaria per varie ragioni. Può essere che ci siano persone uscite dai Centri di Accoglienza Straordinaria (Cas) di altre città o di altre regioni. E quindi bisogna prevedere un reingresso nel centro di accoglienza originario. Bisogna capire meglio ciascuna situazione».

Ma voi avete idea di chi abiti le ex Reggiane?

«Secondo le nostre informazioni, ci sono tra le 70 e le 90 presenze di persone, che appartengono a diverse nazionalità. C’è una minoranza magrebina, e una maggioranza dell’Africa sub sahariana. I magrebini sono persone non più giovanissime, che hanno lavorato a lungo in Italia. Per questo motivo dal punto di vista giuridico c’è da fare un approfondimento e differenziare i percorsi. I senzatetto originari del Mali, del Gambia o di altri Paesi dell’Africa sub sahariana sono invece per lo più richiedenti asilo o ex richiedenti asilo e hanno età molto giovani. Le situazioni sono variegate. Ma il nostro spartiacque sarà uno solo: chi è in regola può rientrare in percorsi di legalità e accoglienza. Chi non lo è ha verosimilmente un foglio di via già in tasca e si agirà di conseguenza».

L’allontanamento di queste persone avverrà in concomitanza con le operazioni di pulizia?

«Le azioni saranno concomitanti. E l’intera pulizia dell’area, che nel mentre è diventata in alcune parti una sorta di discarica, procederà di pari passo. Non è vero però che i rifiuti sono prodotti solo da chi occupa le Reggiane. C’è stato in generale un fenomeno di sversamento di rifiuti urbani, soprattutto in alcune zone. Il terzo punto, invece, riguarda l’azione che è legata anche allo spostamento e all’avanzamento del cantiere di riqualificazione in corso, che punta a mettere in sicurezza gran parte dei capannoni oggi occupati, ovvero una parte cospicua della superficie delle ex Reggiane che possiamo definire occupabile. Non verranno chiusi tutti i capannoni rimanenti, ma sicuramente i capannoni che risulteranno adiacenti al cantiere, e quindi alla zona in via di riqualificazione, saranno chiusi e messi in sicurezza».

Una spesa tutta a carico del Comune?

«Per ragioni di sicurezza, il Comune interverrà anche nella proprietà ancora privata. I costi che sosterremo con la stu verranno direttamente o indirettamente, ovvero tramite future opzioni di acquisto, imputati alle proprietà. Il Comune anticipa risorse per ragioni di urgenza, ma ne rientrerà subito dopo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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