Una donazione nel nome di Michele
La madre del 17enne che si è tolto la vita a Torino devolverà una colletta al Santa Maria: «A 6 anni lo avevano salvato»
REGGIO EMILIA. Una madre angosciata da una tragedia irreparabile, il suicidio di un figlio, trova un po’ di conforto nel prezioso supporto terapeutico e nella solidale amicizia di un medico reggiano, al quale il giovane doveva il recupero quasi totale da una malattia. Perciò Maria Catrambone Raso, madre di Michele Ruffino, lo studente 17enne che lo scorso 23 febbraio s'è tolto la vita gettandosi da un ponte ad Alpignano, nei pressi di Torino, ha deciso di devolvere all’arcispedale Santa Maria Nuova la somma raccolta tramite una colletta fra gli amici, i vicini e i colleghi della fabbrica torinese Sodesco.
All'età di sei anni il giovane era stato preso in cura da Carlo Fusco, allora medico e oggi primario del reparto di neuropsichiatria infantile del Santa Maria. «A lui – dichiara la madre – devo i progressi straordinari che mio figlio aveva fatto, arrivando a condurre una vita normale. Michele era un ragazzo solare, dolcissimo. Purtroppo ha sofferto enormemente per il bullismo di alcuni suoi compagni, che fin dalla terza media lo deridevano e lo emarginavano. Me lo hanno ammazzato loro». Michele frequentava a Torino l’istituto alberghiero. Sognava di diventare pasticcere, rinforzarsi fisicamente e diventare una stella del web. Si era ammalato a sei mesi: vittima di uno dei rarissimi casi (uno su 750mila) di poliomielite iatrogena, indotta da un vaccino. Aveva problemi alle braccia e alla gambe, ma grazie soprattutto alle cure e alla fisioterapia seguite nella nostra città si era ripreso, acquistando una mobilità più che accettabile. I suoi coetanei, però, sottolineavano crudelmente le sue residue difficoltà. «I compagni di classe – dice la madre – dicevano che cadeva sempre. Lo deridevano e lo chiamavano handicappato. E lui voleva solo una pacca sulla spalla, una parola amica. Il loro comportamento lo ha spinto a uccidersi. Uno è arrivato perfino a prenderlo in giro nel giorno del suo funerale. Perciò ho presentato un esposto ai carabinieri e il giudice ha aperto un’indagine per istigazione al suicidio, che sta procedendo con l’interrogatorio dei primi testimoni. Per mio figlio voglio giustizia. Il bullismo è una piaga terribile, che deve essere sanata. Occorrono leggi più severe per punirlo». Michele se n'è andato per disperazione in silenzio, senza lanciare richieste di aiuto che mettessero in guardia i genitori. Del suo gesto ha dato una spiegazione soltanto tramite una lettera indirizzata a un amico conosciuto su YouTube. La madre l’ha consegnata ai carabinieri stampata su un foglio A4: «Ti scrivo questa lettera, la mia ultima lettera. Sì, hai capito bene, perché non credo di riuscirci più. Ho intenzione di mollare». A quel ragazzo tutti i giorni ripetevano che era uno sfigato senza speranza. Maria Catrambone ha documentato le sue accuse consegnando il materiale informatico del figlio. I carabinieri di Alpignano filtrano i messaggi lasciati sul cellulare e sul pc di Michele. Ci sono decine di lettere, molte indirizzate ai suoi idoli del web, youtuber famosi che avrebbe voluto emulare. Anche lui aveva girato dei video caricandoli on line.
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