Il dottor Fusco parla di Michele: "Suicida perché soffriva della derisione dei compagni"
Carlo Fusco, primario della Neuropsichiatria infantile del Santa Maria, dal 2010 aveva seguito il 17enne torinese Michele Ruffino morto suicida.
[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.16675757:Video:https://video.gelocal.it/gazzettadireggio/locale/il-dottor-fusco-parla-di-michele-ruffino-non-era-depresso-soffriva-dell-essere-deriso/93463/93941]]
REGGIO EMILIA. La tragica fine di Michele Ruffino, il diciassettenne torinese suicidatosi il mese scorso dopo essere stato per anni deriso e angariato dai coetanei, ha portato alla luce non solo la piaga del bullismo, ma anche l'eccellenza della Neuropsichiatria infantile dell'Irccs Santa Maria Nuova.
Dal 2010, infatti, il ragazzo era curato dal dottor Carlo Fusco, primario di questo reparto, che era riuscito a fargli recuperare quasi completamente la capacità motoria gravemente compromessa da una patologia neurogenetica latente scatenata dal vaccino Sabin, antipoliomielitico somministratogli all’età di sei mesi. Questo caso è emblematico dell’elevata qualità della ricerca e della pratica clinica del Santa Maria Nuova.
[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.16674659:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2018/04/04/news/grazie-al-dottor-carlo-fusco-arrivo-a-camminare-e-nuotare-1.16674659]]
Come eravate arrivati ad alzare Michele dalla carrozzina?
«Quella accusata dal ragazzo era una reazione al vaccino eccezionale, una situazione più unica che rara. Dopo ripetuti tentativi siamo riusciti ad ottenere il risultato sperato grazie al Levodopa, il farmaco che si usa per il morbo di Parkinson e che nel giro di qualche anno ha cambiato la qualità della vita di Michele. Ricordo con commozione il messaggio di ringraziamento che lui mi inviò, dicendo che finalmente poteva correre nei prati come gli altri ragazzi. L’ultima volta l’ho visto qualche mese fa. Gli era rimasto soltanto un leggero disturbo dei movimenti, quel tremore che si definisce corea, ma camminava normalmente e nuotava».
[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.16675794:Video:https://video.gelocal.it/gazzettadireggio/locale/dottor-fusco-primario-di-neuropsichiatria-curiamo-centinaia-di-bambini-all-anno/93464/93942]]
L’epilogo luttuoso fa pensare che soffrisse di altre problematiche, causate o aggravate dal bullismo. Ne eravate al corrente?
«La madre mi aveva detto che i suoi ripetuti atti di autolesionismo le facevano temere il suicidio. Dal punto di vista strettamente psichiatrico, però, Michele era seguito dalla neuropsichiatria torinese. Posso dire soltanto che non era depresso. Era un ragazzo molto sensibile, senza alcun deficit cognitivo, che si sentiva isolato e soffriva enormemente per l’aggressività gratuita nei suoi confronti».
La madre era ricorsa alla neuropsichiatria infantile reggiana per la fama che il vostro reparto aveva incominciato a guadagnarsi. Curate molti bambini e ragazzi che risiedono anche al di fuori del nostro territorio?
«Sono centinaia i pazienti che seguiamo ogni anno, dai casi meno gravi e comuni alle diverse forme di autismo, all’epilessia e alle malattie neuromuscolari e neurometaboliche. Molti vengono da fuori provincia e anche da fuori regione, come Michele. Eseguiamo gli esami di elettromiografia per tutta la regione. Per inquadrare i casi più difficili ricorriamo ai centri di diagnosi di terzo livello della Danimarca e della Finlandia, che sono in grado di analizzare quella parte del genoma denominata esoma. Spesso, infatti, queste patologie hanno un’origine genetica».
La vostra attività è in crescita?
«Siamo di fronte ad una urgenza psichiatrica correlata alla neurologia. Ci capita, ad esempio, di prendere in carico un ragazzo autistico portato al pronto soccorso per una crisi di aggressività. Quando si verificano queste situazioni, ci tocca una presa in carico globale. La casistica è in aumento sia per la maggiore capacità di diagnosi da parte dei medici, sia per la maggiore attenzione dei genitori e degli insegnanti, che permettono di portare alla luce, ad esempio, le forme meno gravi di autismo. Inoltre incide sulla neuropsichiatria l’immigrazione di popolazioni con problematiche sociali, educative e genetiche dovute anche alla consanguineità».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
