Gazzetta di Reggio

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Il vescovo sulle ex Reggiane: «Ho pregato perché qualcosa accadesse»

di Stefano Scansani
Il vescovo sulle ex Reggiane: «Ho pregato perché qualcosa accadesse»

Intervista al vescovo Camisasca che il Lunedì Santo era andato nell’area per celebrare messa. «Sono fiducioso che prefetto e sindaco porteranno cambiamenti positivi»

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REGGIO EMILIA. «La svolta è avvenuta col vescovo, con la visita del vescovo». Molti sono convinti che la determinazione a intervenire sul degrado umano ed urbano delle ex Officine Reggiane sia stata “spinta” dall’evento del 26 marzo scorso, Lunedì Santo.

Cioè la visita e la messa celebrata in quel quadrante della città postindustriale da monsignor Massimo Camisasca. Accompagnato da don Daniele Simonazzi, il vescovo aveva sottolineato la drammaticità e l’inaccettabilità della situazione: «Che tristezza».

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Ne è seguita una congiuntura di avvenimenti, oltre ai soliti ricorrenti fatti di cronaca nera prodotti dalla disperazione e dal degrado della gente che vive abusivamente nei capannoni dismessi: la comunicazione del Comune pronto a intervenire per il risanamento dell’area privata, l’identificazione e la sistemazione delle persone; la risoluzione della prefettura a seguito dell’ultima riunione del comitato per l’ordine e la sicurezza; infine due ordinanze del municipio per la bonifica dell’area e la chiusura di tutti gli accessi.

Abbiamo intervistato il vescovo, impegnato a Praga nella conduzione di un ritiro spirituale.

Monsignore, successivamente alla sua visita alle ex Officine Reggiane il passo verso il loro risanamento pare aver preso una dinamica nuova. Anche la sua parola è stata fondamentale?

«La mia visita aveva uno scopo esclusivamente religioso. Ho desiderato celebrare la santa messa nell’imminenza della Pasqua, per i cristiani presenti in quel luogo. Far sentire la vicinanza della Chiesa e assicurarli che la morte e resurrezione di Cristo è un evento decisivo anche per le loro esistenze. Per ogni uomo che vive sulla terra, soprattutto per chi è solo, per chi si sente abbandonato, per chi giace in una condizione di lontananza dalla propria terra e dai propri familiari. Naturalmente sono rimasto colpito dalla situazione di degrado di quel luogo e ho pregato dentro di me perché qualcosa potesse accadere».

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Eppure questa ferita umana e urbanistica è sotto gli occhi della città da decenni...

«Penso ci fossero molte difficoltà per intervenire, anche considerando che quegli spazi sono di proprietà privata. È una lunga storia di abbandono, reso ancora più complicato dalle burocrazie che purtroppo governano il nostro Paese».

Che cos’ha visto e incontrato nella mattinata del 26 marzo, Lunedì Santo, dentro le ex Reggiane?

«Ho visto innanzitutto delle persone senza casa e senza lavoro. Forse alcuni di loro non cercano il lavoro, forse non cercano neppure una casa. Forse invece il lavoro l’hanno perduto e non riescono più a ritrovarlo. È tutto parecchio complesso. E non spetta a me entrare in questi particolari. Posso soltanto dire che la Caritas diocesana e altre strutture di accoglienza sono da tempo fattivamente all’opera per dare a molte persone una vita più decente. Anche alle Reggiane preti, diaconi e laici della nostra Chiesa periodicamente portano conforto e aiuto. Non dobbiamo dimenticare che le persone vanno accompagnate subito, al di là delle soluzioni che potranno essere trovate in un tempo futuro».

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Che cosa ha significato la celebrazione della messa in questo “corpo estraneo” dentro la città?

«Che per la Chiesa non ci sono estranei, né corpi separati. La grazia di Cristo raggiunge l’uomo in qualunque situazione esso si trovi».

Lei è soddisfatto? Ha fiducia nella realizzazione rapida delle determinazioni assunte dalla prefettura e dal Comune?

«Soddisfatto è forse una parola troppo forte. Conoscendo di persona sia il Sindaco che la Signora Prefetto, sono assolutamente fiducioso che quanto metteranno in opera porterà dei cambiamenti positivi. Sono anche consapevole, come ho già accennato, delle difficoltà che ogni opera di questo tipo può comportare».

Come descriverebbe l’umanità, la società che sta dentro le ex Reggiane? Una parrocchia, che parrocchia?

«Non sono abituato a dividere le persone per parrocchie. Ogni uomo è tutta la Chiesa. E tutta la Chiesa vive per ogni uomo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA


 

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