Botte alla moglie per 12 anni: allontanato
Il marito, folle di gelosia, la insultava davanti ai figli ed esaminava la biancheria intima per cercare prove di tradimento
CADELBOSCO SOPRA. Per dodici lunghissimi anni ha terrorizzato la moglie, picchiandola, pedinandola e insultandola. Accecato da una folle gelosia, è arrivato perfino ad appropriarsi della biancheria intima della donna per cercare “prove” dei presunti tradimenti. Ieri il marito, un marocchino di 39 anni, è comparso in tribunale per rispondere dei reati di maltrattamenti in famiglia (lo stalking non è stato contestato) e di sottrazione degli obblighi di assistenza nei confronti della donna e dei tre figli minori.
Un matrimonio, quello tra i coniugi, che si era rivelato ben presto un inferno per la moglie, sottoposta fin dal lontano 2006 ad una serie di vessazioni fisiche e morali. Numerosi gli episodi contestati al 39enne, che si scatenava sempre per il medesimo motivo: incolpava la consorte di tradirlo con altri uomini. Nella turbolenta quotidianità familiare bastava un futile motivo per far scattare l’uomo, che arrivava a spintonarla, la prendeva a pugni: in una occasione le ha sferrato una testata al naso, in un’altra le ha puntato al collo un coltello. Frequenti gli insulti alla donna: «Zoccola, cagna, ti vendi per poco». Scene di violenza che, per di più, spesso si consumavano davanti ai figli (da qui l’aggravante di fatti commessi alla presenza di minori). La situazione si era aggravata quando la vittima, stremata dal ménage da incubo, lo aveva allontanato dall’abitazione familiare. Erano così iniziati i pedinamenti: il marito seguiva la donna ovunque andasse, sui luoghi di lavoro, sotto l’abitazione; la tempestava di telefonate ossessive. In un episodio si è attaccato al citofono pretendendo di entrare in casa per cercare gli amanti: al rifiuto della donna, il 39enne era entrato in casa di notte, dopo aver forzato la porta-finestra del balcone e rotto una finestra. E ovviamente non aveva mai corrisposto alla vittima il sostentamento per i figli, mettendola in grave difficoltà.
Solo a inizio anno l’ex consorte si era decisa a denunciarlo, dando avvio all’indagine dei carabinieri, coordinata dal pm Valentina Salvi. Il sostituto procuratore il 12 marzo aveva avanzato al gip Giovanni Ghini la richiesta di applicazione della custodia cautelare in carcere, che il 27 marzo il giudice ha respinto, applicando invece il divieto di avvicinamento e prescrivendo al 39enne di stare ad almeno 500 metri dalla vittima e dai luoghi da lei frequentati. La notifica della misura è stata notificata ed è diventata esecutiva il 31 marzo scorso.
Ieri l’uomo, difeso dall’avvocato Federico De Belvis, è comparso in tribunale per l’interrogatorio di garanzia davanti al Gip Ghini e ad un pm sostituto. Il 39enne si è avvalso della facoltà di non rispondere. Nei suoi confronti resta in vigore, dunque, il divieto di avvicinamento.
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