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Il dolore e il cordoglio dei vicini «Luigi era molto provato»

Il dolore e il cordoglio dei vicini «Luigi era molto provato»

La testimonianza di chi lo conosceva: «Ultimamente lo si vedeva giù per la malattia della moglie» La prima che lo ha soccorso: «Era riverso a terra, ho pensato che fosse stato colto da un malore»

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CASALGRANDE. «L’ho visto a terra, ho pensato che fosse stato colpito da un infarto mentre andava a portare via il pattume».

C’è incredulità, stupore. Dolore, nelle parole dei vicini di casa di Fulvia Maria Baroni e Luigi Marazzi. La certezza di una coppia di persone perbene, che affrontava con coraggio le difficoltà della vita e della difficile malattia che da qualche tempo aveva colpito la donna. Ma nelle parole di chi li conosceva c’è anche la consapevolezza che negli ultimi tempi qualcosa si era incrinato, che il dolore quotidiano stava duramente provando l’uomo.

Patrizia Longagnani, della lavanderia di via Gramsci, è la prima che ieri mattina si è accorta del corpo a terra di Luigi Marazzi. La prima a comporre con il telefono cellulare il 118 e a chiedere l’intervento dei mezzi di soccorso per lui.

«Ero in bicicletta, stavo andando al lavoro» racconta al telefono. «Ho saputo dopo che era successo qualcosa di diverso. Ho creduto che avesse avuto un malore. Passava sempre di qui. Lo vedevo sempre», racconta. La bicicletta che qualcuno ha visto a terra accanto al corpo dell’anziano era la sua. L’ha appoggiata sull’asfalto quando si è accorta dell’uomo e si è mobilitata per chiedere aiuto. «Ho chiamato mio marito, ha provato a suonare agli altri campanelli. Non volevamo suonare alla moglie perché sapevamo che stava male», confida.

Non potevano immaginare che purtroppo Fulvia in quella casa con ogni probabilità era già morta, per mano dell’uomo che le era stato accanto per tutta la vita.

Che la situazione per Luigi avesse iniziato a essere difficile, gli amici più vicini lo avevano intuito vedendolo sempre più abbattuto e triste. «Ultimamente era piuttosto giù, avvilito» raccontano alcuni amici originari come lui della montagna. Uno stato d’animo comprensibile pensando alle difficoltà che la malattia della moglie metteva quotidianamente nelle giornate di marito e moglie. «Ma nulla che facesse presagire un epilogo tanto doloroso» confidavano ieri, fuori dalla palazzina di via Botte dopo aver cercato di portare il loro conforto alla figlia della coppia.

Per qualcun altro invece che la situazione fosse grave e che Luigi fosse particolarmente provato era molto evidente.

«Era una persona che viveva per la famiglia, le voleva un bene... Ma era disperato. Quando ho sentito della vicenda di Torino (dove qualche ora prima un uomo ha ucciso la moglie malata, ndr) ho pensato a Luigi, la sua situazione era molto simile» confida Giovanna Medici, una delle inquiline storiche del condominio di via Botte.

Gli occhi le si bagnano di lacrime a ripensare a quanto accaduto, a immaginare il dolore che inesorabilmente deve essersi annidato nel cuore del 71enne per arrivare a un gesto tanto estremo.

Da queste parti, per Luigi Marazzi si trovano solo parole di affetto e benevolenza. «Sono cinque anni che ho aperto l’attività qui – racconta Giuseppe, che ha un negozio di cartoleria nello stesso stabile in cui vivevano marito e moglie e che si affaccia proprio alla strada accanto al municipio di Casalgrande –. Lo vedevo tutti i giorni. L’altro giorno erano insieme marito e moglie. Lui una persona perbene, che puliva le scale, che teneva in gran cura il condominio».

A mano a mano che le ore passano, che la notizia di un malore improvviso che strappa alla vita un uomo non ancora anziano diventa quella di un omicidio suicidio, la tristezza si trasforma in sgomento negli occhi di chi lo conosceva. «Non sapevo che la moglie fosse malata. Ho imparato tutto questa mattina – ammette il negoziante – Era una persona riservata, molto rispettosa. Sempre “buongiorno” e “buona sera”. Ma mai avrei immaginato. Vedo che questa notizia ha scosso tutto il paese, questo perché era una brava persona».

Ne parla come di un gran lavoratore e di una persona perbene anche Luciano Ferretti, originario delle Marche ma a Casalgrande da una vita. «Abbiamo lavorato insieme nelle ceramiche una trentina d’anni fa – racconta –. Ora ci vedevamo in paese, eravamo amici. Per me era una bravissima persona. Non sapevo delle loro difficoltà. Mi dispiace molto».

Le stesse parole che si ripetono di finestra in finestra, di discorso in discorso tra le persone ferme ad osservare le operazioni doverose delle forze dell’ordine che sono rimaste nei pressi della palazzina di via Botte sino al tardo pomeriggio di ieri per compiere tutti gli accertamenti necessari. (el.pe)

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