«Le accuse si avvicinano al nulla»
Gli avvocati delle operatrici: «La nostra tesi esce rafforzata perché solleva dubbi»
CORREGGIO. «Il pm si è riservata di fare nuovi accertamenti: significa che la lettura dei fatti da noi proposta pone un dubbio, altrimenti il sostituto procuratore si sarebbe opposto. Ciò conferma la forza della nostra tesi». È quanto ha dichiarato l’avvocato Marco Valeri del Foro di Modena, difensore della seconda addetta ascoltata in aula.
La prima a deporre è stata l’operatrice assistita dall’avvocato Henrich Stove di Modena, il quale ha rimarcato: «La condotta della mia assistita è stata corretta: fa questo lavoro da anni, ritiene di agito in modo professionale e di non aver compiuto atti censurabili: non ha nulla da nascondere». La donna è finita alla sbarra «per un solo episodio sporadico che a nostro avviso è da leggere in modo diametralmente opposto rispetto alla visione distorta dell’accusa». Stove sottolinea inoltre che dei pugni e delle vessazioni fisiche prefigurate dagli inquirenti al momento non ci sarebbero elementi probatori. «Viene contestato un comportamento ritenuto inopportuno, ma non una vera e propria violenza: ad esempio “non hai versato l’acqua nel bicchiere” oppure “non hai cambiato il pannolone” (poi, però, occorre valutare se il pannolone di notte si può cambiare sempre)». Secondo l’avvocato Stove «l’impianto accusatorio proposto è qualcosa che si avvicina al nulla, almeno dalle carte». La seconda indagata che si è seduta al microfono è stata quella rappresentata dal legale Valeri. «Ci siamo sottoposto all’esame “al buio”, pur non avendo visto il video, perché convinti dell’innocenza».
Infine, ha risposto alle domande l’indagata rappresentata dall’avvocato Alessandro Tusberti (Modena). «La mia assistita è stata serena e ha negato gli addebiti così come prefigurati nel quadro della Procura». Chiediamo se l’addetta spera di poter tornare al lavoro e quanto è stata danneggiata dal punto di vista lavorativo. «Su questo potremo pronunciarci quando arriverà la scelta del gip. Sarebbe positivo se il giudice accogliesse la nostra richiesta di revoca della misura interdittiva, perché avrebbe un significato intenso in questa fase». (am.p.)
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