Fulvia doveva trasferirsi al centro diurno
Pratiche pronte, avrebbe dovuto iniziare in questi giorni con deroga al limite di età per la sua malattia
CASALGRANDE. Avrebbe dovuto iniziare a frequentare il centro diurno di Arceto in questi giorni, Fulvia Maria Baroni. Una deroga al regolamento, che prevede l’ingresso solo agli over 65, ottenuta dalla famiglia proprio in virtù delle difficili condizioni di salute della donna.
È solo uno dei particolari che si apprendono in queste ore in paese dopo la notizia che ha sconvolto tutti dell’omicidio della donna da parte del marito e il successivo suicidio di lui. Un doppio gesto dettato dalla disperazione, per la difficile situazione che marito e moglie stavano affrontando da qualche anno, da quando la malattia degenerativa che aveva colpito la donna era via via peggiorata.
Guardavano avanti, dunque. E gli uffici del Comune di Casalgrande conosceva il caso proprio per la gestione di queste pratiche.
Fulvia e Luigi non erano soli, perché intorno a loro c’era anche una rete di amici, parenti, conoscenti che cercavano di dar loro una mano nella gestione della quotidianità. Ma quanto era difficile andare avanti Luigi non lo nascondeva, e in molti, tra le persone che frequentavano la coppia, si erano accorti che lui era in difficoltà, sempre più triste e sconsolato.
È in questo stato d’animo cupo che ora si cercano le ragioni di un gesto che, nonostante tutto, da un uomo descritto da tutti come buono e generoso nessuno si sarebbe aspettato. Lo ha scritto nei due biglietti di addio il perché di una decisione così terribile che ha sconvolto un’intera comunità.
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