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I parenti: «Vogliamo verità e chiarezza»

I parenti: «Vogliamo verità e chiarezza»

Dopo la commissione in Comune, i cittadini chiedono controlli più efficaci. In via di costituzione un nuovo comitato

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CORREGGIO. Più controlli e meglio fatti. E’ uno di punti fermi emersi al termine della commissione consiliare sicurezza e sociale convocata giovedì scorso in Comune a Correggio per aggiornamenti sull’inchiesta sui maltrattamenti agli anziani della casa di via Mandriolo, alla quale hanno partecipato – come uditori – almeno 180 tra cittadini e parenti dei ricoverati. Ed è proprio da loro, dalla “gente”, che viene la richiesta forte di chiarezza. «I nostri anziani – dicono – sono stati tratti male fisicamente e psicologicamente quindi i controlli non hanno funzionato”. Stop.

Lorena Righi, correggese doc, è arrabbiatissima. Ha avuto la mamma, ora morta, ricoverata per tre anni nella Casa anziani di via Mandriolo. «Per due volte – dice – ho scritto mail al sindaco e a Coopselios per rappresentare situazioni gravi, ma si sono sempre rimpallati le responsabilità. Ora ho sentito questi bei discorsi; tutte le giustificazioni, anche plausibili, che hanno portato, ma io che ho vissuto la situazione dall’interno, con mia madre disabile al cento per cento, so che l’ho trovata spesso con le mosche in bocca, con le mosche nel piatto. L’ho detto più volte alla responsabile della struttura, ma sembrava la cosa più normale del mondo. A me, però, così normale non mi è mai sembrata. La verità – conclude – è che quelli che hanno parlato oggi non sanno quello che succede alla casa anziani perché non ci sono mai andati».

Poi c’è William Clayton che ha la suocera ricoverata da otto anni nella struttura e che lamenta le poche informazioni ricevute: «Da una settimana sappiamo la verità, ma siamo ancora nel limbo – afferma –. Ora sono in Comune per ascoltare e, purtroppo, non commentare quello che è successo. Ma la chiarezza è ancora poca».

Proprio per questo Clayton annuncia che le famiglie degli anziani si stanno organizzando in una sorta di comitato: «Per aiutare la verità ad emergere e per capire come dare conforto ai nostri famigliari, che in questo momento sono molto preoccupati. Lanciamo anche un appello agli operatori che hanno lavorato in quella struttura di farsi avanti – conclude – per aiutare la magistratura a fare il suo lavoro».

Di «crollo della credibilità» nei confronti del servizio per gli anziani parla invece Fernando Fioroni, che non ha parenti alla Casa anziani ma è andato alla riunione in Comune per solidarietà con i parenti delle vittime. «Siamo fortemente turbati dall’immagine negativa per l’intera città data dall’inchiesta sulla casa protetta – dice – ma tra i problemi che hanno provocato questa situazione ci potrebbe essere anche il forte stress al quale gli operatori sanitari sono sottoposti. Quando c’è un sovraccarico di responsabilità e di oneri, si possono avere reazioni incontrollate. Non voglio credere – conclude – che si tratti di puro sadismo».

Cristina Orsini

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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