Arena eventi al Campovolo, i costi aumentano e l'inaugurazione slitta
Reggio Emilia, i promotori: «Tutto in regola, saremo pronti nella seconda metà del 2019». Ma nel verbale di gara si dava l'avvio della gestione nell'estate del 2018
REGGIO EMILIA. Un progetto che ha subìto in corso d’opera modifiche e miglioramenti, fino a far aumentare sensibilmente le stime dei costi di realizzazione a carico dei privati. E poi: il taglio del nastro che, secondo i promotori del progetto, è previsto «nella seconda metà del 2019», ovvero dopo le prossime elezioni amministrative, a fronte di un verbale di aggiudicazione di gara – datato 7 luglio 2017 – nel quale invece si parlava di avvio della fase di gestione degli eventi entro l’estate 2018. E ancora: la convenzione del canone annuo di 130mila euro, da destinare alla società Aeroporto, che giace in attesa di essere firmata. E infine: una rete temporanea di imprese che soltanto dopo il termine dei lavori preliminari si costituirà ufficialmente in società di progetto.
L’Arena sembra arenarsi su se stessa, anche se i promotori del progetto ribadiscono «di operare nel pieno rispetto degli impegni assunti nel progetto tecnico presentato in gara» e sottolineano che «i tempi devono essere dettati unicamente dal rispetto delle procedure previste per la realizzazione di un’opera unica e complessa», aggiungendo che tutte le opere propedeutiche ai lavori veri e propri sono «portate a compimento».
Il project financing targato Coopservice – capofila di una cordata composta anche da Nial Nizzoli e Consortile Campovolo dell’ex capo Cormo, Demos Salardi e indicato sempre da Vecchi come il fiore all’occhiello del suo mandato– entra tuttavia in una fase delicata: un investimento inizialmente stimato in circa sette milioni, di cui 1,7 milioni finanziati dalla Regione attraverso fondi europei nell’ambito dell’asse 5 del Por Fesr 2014-2020, per la realizzazione di una maxi-struttura interamente dedicata alla musica, capace di ospitare eventi con una capienza massima di 100mila persone e con l’obiettivo di far convogliare su Reggio un flusso annuo stimato in circa 320mila spettatori, da aprile a ottobre.
Il percorso è stato avviato ormai nel 2016, con l’intenzione iniziale di essere ultimato entro l’estate 2018, ma la cui inaugurazione rispetto alle prime previsioni sembra ora slittare di dodici mesi, sebbene dal Comune facciano sapere che già dal prossimo settembre ci sarà comunque una serie di eventi che condurranno verso il primo grande concerto in programma per l’anno successivo.
«Non ci sono ritardi sui lavori, ma ritmi spediti – afferma l’assessore alla Rigenerazione Urbana, Alex Pratissoli – C’è la massima collaborazione da tutti i partner privati. Il soggetto promotore ha deciso di introdurre ulteriori migliorie che aumentano i costi del privato: alcuni servizi non saranno più temporanei ma in parte diventeranno permanenti, ad esempio, e c’è un tema di reti tecnologiche innovative. Si tratta di scelte che vanno nella direzione di rendere l’Arena una struttura immediatamente funzionante. Non si tratta di ritardi, ma di miglioramenti».
Provano a gettare acqua sul fuoco anche i promotori, che interpellati telefonicamente ieri dalla Gazzetta hanno preferito non rispondere alle domande sulle stime dell’aumento dei costi e sui dettagli delle modifiche, limitandosi invece a ribadire in una lunga nota «il rispetto dei tempi previsti dal progetto di gara».
«I soci del raggruppamento temporaneo di imprese che si è aggiudicato il bando per la realizzazione dell’Arena Campovolo hanno confermato l’obiettivo di realizzazione di una infrastruttura unica a livello globale, nel rispetto dei tempi previsti dal progetto presentato in gara», fanno sapere dalla cordata, di cui fanno parte anche società afferenti a Fabio Storchi, ad di Comer Industries, Claudio Maioli, manager di Ligabue, Ferdinando Salzano, amministrazione F&P, aggiungendo che il punto sullo stato di avanzamento del progetto è stato fatto il 6 aprile nel corso dell’assemblea dei soci. È lo stesso raggruppamento di imprese a tracciare un bilancio delle opere propedeutiche finora svolte, respingendo nettamente l’ipotesi di ritardi sul tabellino di marcia: «Si sono conclusi i lavori di caratterizzazione del terreno, 230mila metri quadri – spiegano nella nota – e non è emersa una sostanziale presenza di sostanze inquinanti nel sottosuolo, il poco che è stato individuato verrà gestito nei termini di legge. E poi: «Sta proseguendo l’indagine bellica, propedeutica allo spostamento dei paracadutisti: dalle prime analisi è emersa la presenza di residui ferrosi nel sottosuolo, sui quali sarà necessario effettuare approfondimenti per individuare la eventuale necessità di bonifica bellica prima dell’avvio vero e proprio dei lavori».
E ancora: «Sta proseguendo l’indagine bellica sul resto dell’area, il raggruppamento è già in possesso del permesso del preposto comando militare per potere effettuare l’eventuale bonifica». E infine: «Sta continuando l’analisi dei modelli di evacuazione, costruiti con il supporto di imprese specializzate, come richiesto dalla commissione Pubblici Spettacoli. Dai dati in possesso, emerge che i tempi di evacuazione dell’arena sono conformi alle normative di sicurezza. Il raggruppamento precisa che i lavori veri e propri, di movimento terra e di nuova urbanizzazione dell’area, potranno iniziare solo dopo aver concluso tutte le attività preliminari e ribadisce che l’inaugurazione della struttura avverrà non oltre la seconda metà del 2019».
La rete temporanea di imprese, in ogni caso, potrà gestire l’opera per un periodo di 18 anni versando un canone d’affitto alla Società Aeroporto, partecipata al 42% dal Comune, pari complessivamente a 2,34 milioni di euro. «Noi siamo pronti per proseguire i lavori e per la firma della convenzione», si limita a dire Paolo Rovatti, presidente della società Aeroporto, che si dice ottimista sul fatto che, di qui a qualche giorno, i lavori siano davvero pronti a decollare.
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