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Colpo “fotocopia” a San Giorgio di Luzzara

Colpo “fotocopia” a San Giorgio di Luzzara

Nel Duemila una banda svuotò la sagrestia di mobili e oggetti sacri in due “visite” successive

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LUZZARA . Di furti, nelle tante chiese terremotate della provincia di Reggio Emilia (sono 80), negli ultimi anni non ce ne sono stati. Ma uno, nel Duemila, ben prima che il terremoto provocasse le devastazioni, è la fotocopia del colpo messo a segno nella chiesa di Bondeno, nel Mantovano. Il saccheggio avvenne nella parrocchia di San Giorgio a Luzzara, una manciata di chilometri da Bondeno e ultima tra gli edifici di culto della diocesi reggiana danneggiati dal sisma del 2012, a venire riaperta, il 24 marzo scorso, dopo il restauro e il consolidamento.

A raccontare l’episodio è monsignor Tiziano Ghirelli, direttore dell'Ufficio diocesano beni culturali a Reggio Emilia, che da sei cura, assieme al suo staff, il recupero del patrimonio ecclesiastico colpito dal terremoto. «Il furto nella chiesa di San Giorgio è stato del tutto simili a quello avvenuto a Bondeno – racconta Ghirelli –. I ladri entrarono nella chiesa di notte. Ricordo che erano giornate di grande maltempo e, nonostante questo, riuscirono a lavorare indisturbati». Obiettivo della banda – certamente ben organizzata – fu la sagrestia «che conteneva – prosegue il monsignore – un arredo di grandissimo pregio, composto da una serie di armadi del 1600, suppellettili e oggetti sacri altrettanto antichi e di valore». I ladri portarono via buona parte del mobilio, lasciandone, però, altrettanta in sagrestia. «Il parroco – prosegue il direttore dei beni culturali – ovviamente si accorse del furto il mattino successivo e sporse subito denuncia. Pensavamo che la cose fosse finita lì, e invece non fu così». I ladri tornarono alla carica qualche giorno dopo, sempre di notte, e finirono quello che avevano cominciato: portarono via i mobili rimasti e tutti gli oggetti di valore che riuscirono a trovare. Ci fu una seconda denuncia, ma gli autori del furto – anche quello probabilmente su commissione – non vennero mai rintracciati.

Le chiese reggiane colpite dal terremoto, invece, sono state risparmiate dal saccheggio. «Il motivo c’è – conclude monsignor Ghirelli – perché un po’ per prevenzione e un po’ perché gli interventi di restauro sono iniziati presto, in quasi tutte le chiese chiuse per il consolidamento arredi e oggetti di valore sono stati spostati in altri luoghi». (c.o.)

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