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Stupra minore disabile: 5 anni di carcere

di Enrico Lorenzo Tidona
Stupra minore disabile: 5 anni di carcere

La Procura aveva chiesto 8 anni, il giudice riqualifica il reato ma la condanna non cambia. Alla famiglia 50 mila euro

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BASSA REGGIANA. È stato condannato a 5 anni e 4 mesi il cittadino pakistano di 21 anni che ha confessato di aver abusato di un ragazzino connazionale che nell’estate del 2017 aveva 13 anni. Una vittima con disabilità mentale dovuta a un ritardo che lo porta ad avere una percezione della realtà pari a quella di un bimbo di 8 anni. La Procura aveva chiesto 12 anni, che in abbreviato si riducevano a 8 anni di condanna.

Il giudice Luca Ramponi ha riqualificato il reato da violenza sessuale ad atti sessuali con minori, emettendo poi una sentenza finale a poco più di 5 anni, in parte già scontati dall’imputato, in carcere dall’ottobre dell’anno scorso.

La riqualificazione del reato non cambia gli anni di pena ma lima la gravità del fatto contestato, come ricordato dall’avvocato difensore Domenico Noris Bucchi.

La sentenza emessa ieri mattina dal gup Ramponi soddisfa tanto l’accusa quanto la difesa. Una via di mezzo che, vista da ciascuna delle parti, conferma le tesi di Procura così come parte di quelle della difesa.

L’accusa aveva chiesto anche l’espulsione dall’Italia a fine pena, che però non è stata accolta dal tribunale. La violenza sessuale riqualificata in atti sessuali è stata perpetrata dal cittadino pakistano, poi reo confesso, che ha consumato il terribile reato nei confronti del ragazzino indifeso, suo vicino di casa nella Bassa reggiana, oggi 13enne, sordo e con gravi problemi di disabilità mentale che ne regrediscono la percezione del mondo a quella di una bambino. Un bimbo finito nelle grinfie dello stupratore, la cui scarcerazione aveva fatto sollevare un polverone, anche perché inizialmente ristretto ai domiciliari a pochi passi dalla sua vittima.

Il giudice ha accolto le attenuanti generiche portando la condanna in abbreviato a 5 anni e 4 mesi per il rito, disponendo poi l’interdizione perpetua dagli uffici pubblici per l’imputato. Non solo: ha anche accolto le tre aggravanti specificate dal pm Maria Rita Pantani: la vittima era un infraquattordicenne, è un disabile e la violenza è stata perpetrata in un luogo appartato dove l’orco aveva condotto il ragazzino. Una atrocità che ha attirato l’attenzione della società civile. Oltre alla condanna, è stato disposto anche il risarcimento del danno alle parti civili. Oltre alla refusione delle spese processuali, alla famiglia va una provvisionale di 50 mila euro. Altri 20 mila all’Unione dei Comuni della pianura reggiana e mille per l’associazione anti pedofili “La caramella buona”, entrambe parti civili. In attesa delle motivazione, che saranno depositate dal tribunale entro 90 giorni, la Procura medita l’appello, vista la riqualificazione del reato, già ravvisato dal gip reggiano Giovanni Ghini, sulla base del quale aveva disposto la non carcerazione dell’imputato. Con la probabile istanza di liberazione anticipata e il carcere già scontato finora, l’imputato potrebbe quindi scontare metà della pena in cella.

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