«Sulla scarcerazione aveva ragione Ghini»
Il difensore Bucchi: «Non è violenza». La Corte d’appello di Caltanissetta: «Non è un rifugiato politico»
BASSA REGGIANA. La scarcerazione del pedofilo disposta l’estate scorsa dal gip Giovanni Ghini aveva sollevato un vespaio. Polemiche a non finire contro il dispositivo del giudice che non aveva ritenuto necessario il carcere, disponendo i domiciliari dell’imputato ora condannato a oltre 5 anni di carcere.
«Siamo moderatamente soddisfatti - è il commento dell’avvocato difensore, Domenico Noris Bucchi, dopo la lettura della sentenza emessa dal gup Luca Ramponi -. Sono state accolte le nostre richieste. Un altro tema che avevamo trattato è quello della diversa qualificazione giuridica del fatto: non violenza sessuale ma atti sessuali con minore. Dal punto di vista sanzionatorio non cambia nulla perché la sanzione è ugualmente severa. Ma dal punto di vista morale sì. E secondo noi è importante. Tra l’altro questa qualificazione era già stata fatta dal gip Ghini all’inizio, quando non applicò il carcere. Fece un ragionamento che portava a ritenere che il reato fosse diverso da quello contestato. E questo è oggi riconosciuto dal gup».
Mentre gli avvocati si schierarono compatti in difesa del giudice reggiano, sindaci, medici, parte consistente della società civile così come l’associazione anti pedofili La Caramella buona erano insorti per la decisione. «Siamo contenti della condanna ma avremmo sperato che fosse accolta la richiesta del pubblico ministero con una condanna secondo noi più giusta - dice invece l’avvocato Monica Nassi, legale della famiglia della vittima e e della Caramella buona -. La condanna a 8 anni sarebbe stata più giusta rispetto ai fatti così come si sono svolti, a quello che ha subito quel bambino, la sua famiglia, e ai segni che si poterà dietro per tutto il resto della sua vita. Rispetto anche alla pericolosità dell’imputato: è venuto in Italia solo per delinquere e abusare di un bambino. Ha chiesto un permesso come rifugiato politico adducendo circostanze assolutamente false». Ieri, infatti, il pm Maria Rita Pantani ha depositato la sentenza della Corte di Appello di Caltanissetta alla quale era ricorso l’imputato pakistano. La Corte ha decretato che non ha né la qualifica di rifugiato né necessità di protezione. «Quindi è un soggetto molto pericoloso, venuto per far del male». (e.l.t.)
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