Adolescente autistico La famiglia ha scritto al garante dell’infanzia
Cadelbosco Sopra, il ragazzo è ricoverato a Campegine «Vogliamo far sapere a tutti la grande carenza di strutture»
CADELBOSCO SOPRA. «Il mio ragazzo sta meglio, perché il personale del Quadrifoglio a Campegine è meraviglioso e dimostra una grande umanità. Ma non potrà restare lì ancora per molto perché la struttura è fortemente in difficoltà proprio a causa della gravità della malattia di mio figlio».
E così, il ragazzo di 16 anni, gravemente autistico, figlio di una famiglia di Cadelbosco Sopra – mamma Sabrina impiegata, babbo Antonio operaio, sorellina di tre anni – trasferito da strutture di Como, poi di Maranello quindi portato negli ospedali di Baggiovara a Modena e di Reggio Emilia, infine “appoggiato” alla struttura per persone disabili di Campegine – tutto questo nell’arco di una decina di giorni – dovrà riprendere nuovamente la strada. Prima o poi, quando nell’unica casa residenziale della zona, in grado di accogliere e assistere casi di disabilità gravi come quello dell’adolescente, la Charitas di Modena, si libererà un posto. Ma la lista d’attesa è lunga.
Alta però, ormai, l’attenzione di Asl, Regione, servizi assistenziali, sul caso della famiglia di Cadelbosco. In particolare dopo la lettera che la famiglia ha scritto al Garante per l’infanzia, raccontando le vicissitudini patite per trovare un posto degno al ragazzo e la grande sofferenza che lui e la sua famiglia hanno sopportato.
«Quel che mi preme – racconta ancora la mamma – oltre al fatto di fare stare meglio possibile mio figlio e di poterlo vedere senza dover percorre, come abbiamo fatto per tre anni, centinaia di chilometri, è di portare all’attenzione delle istituzioni e del mondo della politica, la grave carenza in Emilia Romagna di servizi per disabilità così gravi e in particolare sui giovani».
Nella lettera inviata al garante, organismo che ha preso in carico la situazione della famiglia e che ha già avuto un primo contatto con l’Asl di Reggio Emilia, padre e madre del ragazzo autistico, lo dicono con chiarezza: «Ci auguriamo vivamente – scrivono – che questa iniziativa possa contribuire a segnalare la mancanza di strutture e servizi adeguati alla presa in carico di adolescenti con autismo in condizioni di gravità nella nostra regione». Carenza conosciuta e ammessa anche dalla Regione Emila Romagna che sta lavorando, però, ad alcuni progetti di potenziamento dei servizi oltre a una legge specifica sull’autismo. Il problema, però, resta il tempo.
«Nella riunione che ieri abbiamo avuto con Asl, neuropsichiatra ed educatore – prosegue la mamma – ho chiesto che per tutto il tempo nel quale mio figlio dovrà restare nella struttura di Campegine, i servizi vengano potenziati, dal punto di vista del personale e della situazione logistica, per garantire al ragazzo il massimo della sicurezza. Almeno questo me lo devono garantire e in fretta». «E spero anche – conclude la donna – che le promesse che mi sono state fatte non vengano dimenticate».
Cristina Orsini
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