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Offensiva dei sindaci contro i pedofili

di Enrico Lorenzo Tidona
Offensiva dei sindaci contro i pedofili

Dopo la condanna del 21enne l’Unione formerà educatori e allenatori. Terzi: «Sentinelle sul territorio»

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BASSA REGGIANA. «Devo ancora discutere nei dettagli con il nostro avvocato la condanna del pedofilo a 5 anni sugli 8 anni richiesti dalla procura. Ma una cosa è certa: da quando quel bimbo disabile è stato violentato, la sensibilità sul tema da parte nostra e dei cittadini è diventata altissima. Ecco perché riteniamo necessario formare educatori, allenatori e operatori affinché diventino sentinelle in grado di captare e prevenire casi di abuso».

Il sindaco di Fabbrico, Maurizio Terzi, parla da presidente dell’Unione dei comuni della pianura reggiana, ente parte civile al processo che due giorni fa ha portato alla condanna a 5 anni e 4 mesi in abbreviato del 21enne pakistano che nel 2017 ha stuprato un ragazzino di 13 anni, disabile con la mente di un bimbo di 8 anni, gravato anche da problemi di sordità. Una vicenda terribile, che ha infiammato gli animi delle famiglie che abitano nella Bassa reggiana, dove il fatto è avvenuto e dove la tensione è salita alle stelle quando fu inizialmente disposta la scarcerazione del pedofilo reo confesso. Un’allerta rilevata anche da molti sindaci, estensori di un documento comune, così come di medici pediatri e società civile. «Prima i bambini», avevano esortato i sindaci reggiani con una chiara discesa in campo. «Vogliamo ribadire che l’idea che un pedofilo reo confesso abbia libertà di circolare sul territorio non è accettabile in termini di sicurezza non solo della vittima, ma degli altri bambini» dissero dopo la decisione del giudice Giovanni Ghini di lasciare libero - con obbligo di firma e divieto di avvicinamento al ragazzino - il pedofilo reo confesso, vicino di casa della sua vittima, tornato poi in carcere. Da lì un polverone tra parti sociali, avvocati, politica, con interessamento del Csm, che non ha messo però in secondo piano l’allerta vera: l’alto tasso di casi di abusi su minori rilevati anche nel Reggiano. «Casi spinosi, complessi e che meritano la massima attenzione - dice Terzi - per questo giovedì ci sarà una riunione propedeutica tra i comuni dell’Unione e i responsabili dei servizi sociali per dare vita a un percorso di formazione e prevenzione contro gli abusi sul quale stiamo lavorando dopo quanto successo al bimbo disabile che vive nel nostro territorio».

Per il presidente dell’Unione, infatti, non c'è dubbio sulla gravità del reato confessato. L’Unione si è fatta carico delle conseguenze che hanno travolto il bimbo e la sua famiglia. «Ma siamo andati oltre e dall’autunno scorso abbiamo cominciato a organizzare un percorso di sensibilizzazione su questi temi che coinvolga direttamente chi è a contatto con i minori. Parlo del mondo della scuola, dei suoi insegnanti, così come degli allenatori delle nostre squadre sportive o gli operatori del sociale. L’idea è offrire in maniera seria e con l’aiuto di professionisti delle indicazioni agli adulti affinché abbiano più strumenti per poter individuare eventuali reati di abuso o violenza e sapere a chi rivolgersi qualora ne abbiano sentore. Stiamo creando i presupposti affinché insegnanti, allenatori e operatori possano essere di supporto ai ragazzi. Delle sentinelle formate contro questi reati».

Domani, quindi, l’incontro tra gli amministratori con chi ha redatto il progetto di massima. Poi il percorso prevede degli incontri informativi con la popolazione per passare poi all’inserimento dei percorsi formativi all’interno di quelli scolastici a partire dal prossimo anno. «A darci un aiuto sostanziale c’è l’Unione della Val d’Enza che ha un’esperienza più consolidata in questo campo. Da noi i dati sugli abusi sono riconducibili alla media nazionale: è nostro dovere fare di più per vigilare sui nostri bambini».

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