«Salvate i bimbi del Foro Boario»
Aq16 duro contro i nomadi che stazionano nel parcheggio: «Preoccupati, è un’emergenza sociale»
REGGIO EMILIA. La situazione di degrado, inciviltà e disagio creata dai nomadi che stazionano al Foro Boario deve aver raggiunto livelli davvero intollerabili se a insorgere, questa volta, sono addirittura i ragazzi di Aq16, da sempre notoriamente vicini alle minoranze. Loro, che hanno sede proprio di fronte al parcheggio scambiatore, prima di arrivare a questo punto di esasperazione più volte hanno provato a relazionarsi con quel gruppo di nomadi e, soprattutto, con i numerosi minori che ne fanno parte. Con scarsi risultati.
«Abbiamo segnalato ai servizi sociali la loro presenza – spiegano, riferendosi proprio ai bambini – e chiesto che modalità di intervento avessero previsto ma in questo senso non si è mosso nulla. Quando è stato possibile abbiamo lasciato che giocassero all’interno dei nostri spazi, provando a tastare il terreno per un possibile percorso educativo. Interagire con gli adulti è stato per nostra esperienza diretta molto più difficile. Anche se non tutti, la maggior parte si è dimostrata quando non direttamente ostile chiusa a relazioni con l’esterno. Abbiamo distribuito loro sacchi del pattume affinché tenessero pulito il parcheggio, parlando con ciascun membro dei camper dell’importanza di rispettare il quartiere ma nonostante i nostri sforzi in questo senso purtroppo non è cambiato niente».
Come molti altri nel quartiere denominato “Tondo”, quindi, anche i membri di Aq16 sono preoccupati «per quello che a nostro avviso è prima di tutto un fenomeno di emergenza sociale che coinvolge in particolare donne e bambini».
Bambini «non scolarizzati e lasciati a loro stessi gran parte del giorno e della sera». Un racconto che trova testimonianza diretta nelle numerose scene raccontate dai residenti, dalle foto e dai video che mostrano questi bambini, circa una dozzina, spesso liberi di scorrazzare per il parcheggio e per le strade creando un pericolo in primo luogo per loro stessi.
«Ogni comunità si basa su solidarietà e rispetto reciproci – prosegue Aq16 – e il nostro lavoro quotidiano va sempre in questa direzione, ma di fronte a determinate vicende non possiamo chiudere gli occhi né tollerare episodi di violenza sulle donne o accettare lo stato d’abbandono in cui tanti minori vivono. Strumenti repressivi, ordinanze di daspo o esilio dai luoghi interessati non fanno altro che allontanare il problema».
Le soluzioni prospettate dal Centro sociale, invece sono diverse. Le zone abbandonate, spiegano, «fomentano la marginalità, al contrario luoghi in cui si incentiva socialità e relazioni fra le persone la arginano. Un parcheggio generalmente è già di per sé un non luogo, ma per esempio il mercato del riuso che da anni organizziamo all’interno del Foro Boario spezza quella che diversamente sarebbe una routine d’abbandono».
Una seconda riflessione, infine, «deve riguardare le persone che vivono nella nostra città. Alle relazioni che intercorrono tra queste persone e quindi a che tipo di comunità una città aspira. Se la “residenzialità” comporta un limite che impedisce all’amministrazione di intervenire in relazioni deviate di marginalità sociale, quel limite va oltrepassato».
Leonardo Grilli
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