Gazzetta di Reggio

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Carra si autosospende dalla Coldiretti

di Sabrina Pinardi
Carra si autosospende dalla Coldiretti

La decisione del presidente dell’associazione mantovana dopo il maxi sequestro nel suo caseificio La Rocchetta

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REGGIO EMILIA. «Non mi sono dimesso, ho soltanto fatto un passo di lato per chiarire la mia posizione prima di andare in assemblea». Il presidente di Coldiretti Mantova Paolo Carra smentisce le voci sul suo abbandono e sul commissariamento della federazione provinciale dell’associazione di categoria, ma conferma di essersi fatto da parte in attesa di capire gli sviluppi dell’indagine, che lo vede coinvolto come legale rappresentante del caseificio La Rocchetta di Suzzara. La latteria, che ha uno stabilimento produttivo anche a Luzzara, era stata oggetto, lo scorso marzo, di un’operazione dei Nas che aveva portato al sequestro di 18mila forme di Parmigiano Reggiano. Carra sarà sostituito, anche come legale rappresentante pro tempore di Coldiretti Mantova, dal direttore regionale Giovanni Benedetti.

Non si può parlare di un commissariamento, che congelerebbe tutto l’apparato: gli altri organi associativi, quindi consiglio, assemblea e giunta rimarranno in carica. L’autosospensione del presidente farà sì, però, che l’assemblea elettiva prevista per la prima metà di aprile debba slittare.

L’allevatore suzzarese, prima che la vicenda della Rocchetta esplodesse, aveva annunciato la propria disponibilità a ricandidarsi, pronto a mettersi a disposizione per altri quattro anni di mandato dopo un mandato breve, cominciato con l’elezione all’unanimità del 28 novembre 2015, che si chiude in anticipo per consentire il riallineamento della stagione assembleare di tutte le Coldiretti provinciali e regionali.

D’accordo con la decisione di Carra di autosospendersi il presidente regionale Ettore Prandini: «Si tratta dell’ennesima dimostrazione di attenzione del presidente Carra verso l’associazione. In questo modo cerca di creare le condizioni migliori perché si possa fare chiarezza nel minore tempo possibile».

Nessun timore per Coldiretti, finita suo malgrado nella bufera: «Una cosa più lineare di così credo non possa esserci. Si è messo da parte proprio perché non ci sia nessuna forma di strumentalizzazione. Auspichiamo – si conclude la breve nota – che tutto si risolva nel minor tempo possibile».

Un passo avanti c’è stato: «Le forme di Parmigiano sono state dissequestrate sabato» spiega Carra, che nei giorni successivi al blitz aveva motivato le irregolarità parlando di «mera questione amministrativa».

L’operazione dei Nas era nata a seguito di una normale attività svolta dal Consorzio del Parmigiano Reggiano nell’ambito dei loro programmi di sorveglianza e vigilanza.

Durante il controllo dei Nas era infatti emerso che nello stabilimento mantovano della Rocchetta venivano utilizzate le fasce marchianti assegnate dal consorzio al caseificio di Luzzara.

Ma, soprattutto, che alcune forme erano marchiate ma sprovviste della placca di caseina, una vera e propria carta d’identità della forma.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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