Il giudice conferma l’interdizione per tre operatrici dell’ospizio
Correggio: il gip ha rigettato la richiesta di revoca dell’allontanamento presentato dalle indagate Dispone però un esame tecnico dei filmati. Stove: «Tanti attestati di solidarietà alle nostre assistite»
CORREGGIO. Nessuna riabilitazione professionale, almeno per ora, per le operatrici dell’ospizio di Correggio, accusate di violenza privata nei confronti di alcuni anziani ospiti della struttura di via Mandriolo. È quanto disposto in queste ore dal giudice per l’indagine preliminare Giovanni Ghini, che ha rigettato la richiesta di revoca dell’interdizione dal lavoro per tre operatrici. Per sei era stata applicata la misura dell’interdizione per una durata compresa tra i 6 mesi e l’anno.
Per il gip restano infatti preponderanti gli elementi acquisiti nella lunga indagine affidata al sostituto procuratore Maria Rita Pantani. Vessazioni psicologiche e percosse nei confronti degli anziani, anche con pugni al volto, comportamenti che la procura e i carabinieri contestano a 13 operatrici sociosanitarie e alla coordinatrice della struttura comunale, convenzionata con il Servizio sanitario nazionale e accreditata alla cooperativa Coopselios, che ha poi cambiato il personale. Per sei operatrici era stata quindi eseguita la misura cautelare della sospensione della professione, emessa dal tribunale. Solo tre operatrici, però, avevano chiesto la revoca avendo potuto vedere i filmati girati di nascosto dai carabinieri. Le altre tre li hanno visti successivamente all’interrogatorio di garanzia e gli avvocati si riservano di presentare eventuali richieste di revoca della misura.
Tre operatrici, durante l’interrogatorio in aula, avevano negato di aver volontariamente isolato un anziano 83enne: fatto contestato con l’accusa di maltrattamenti aggravati, modificato poi in violenza privata. Per quel motivo il pm si era riservata di svolgere ulteriori accertamenti. Ora il gip, pur confermando la misura, ha disposto per un nuovo esame sui filmati. «L’ordinanza di Ghini è estremamente moderata e comprensibile e per certi versi condivisibile sul versante della prudenza - commenta l’avvocato Heinrich Stove, che difende una delle operatrici che avevano presentato la revoca - ma c’è anche l’indicazione della necessità di un approfondimento sui temi anticipati nell'interrogatorio, in particolare laddove il giudice non censura o smentisce le dichiarazioni delle operatrici ma dice che quanto depositato finora dalle difese non ha potuto rovesciare il quadro dell’accusa basata su una lunga inchiesta. Serve un’attenta valutazione e dobbiamo lavorare molto su ulteriori contributi che possiamo dare.
Le signore stanno ricevendo infatti costanti tributi di affetto e solidarietà sul lavoro». Il gip rileva poi alcune incongruenze nelle diverse dichiarazioni. «Alla mia assistita viene contestato un fatto che pare limitato - avverte l’avvocato reggiano Antonio Sarzi Amadè - bisogna valutare le condizioni patologiche delle persone».
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