Minacciato dai nomadi del Foro Boario: «Ti bruciamo la casa»
Parcheggio circondato da dieci sentinelle che gli impediscono di entrare. Accerchiato il fotografo della Gazzetta: «Vattene o ti spacchiamo la faccia»
REGGIO EMILIA. «Ti bruciamo la moto, abbiamo la tua targa se torni ti diamo fuoco alla casa, pezzo di m... vai via, ti spacchiamo la faccia». A dover subire queste e altre irripetibili minacce, accerchiato da una mezza dozzina di individui, è stato un fotografo collaboratore della Gazzetta di Reggio che ieri mattina stava solo cercando di fare il proprio lavoro: testimoniare la presenza, nonostante i recenti divieti di Comune e polizia municipale, di numerose roulotte di nomadi all’interno del parcheggio scambiatori del Foro Boario.
Un servizio che, evidentemente, non è piaciuto ai residenti dei caravan che da diversi giorni si vedono fotografati sul nostro giornale a causa della loro illecita e incivile presenza all’interno dell’area attrezzata per camperisti.
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Una presenza reiterata nel tempo, che prosegue da settimane in barba alle proteste dei residenti, del vicino centro sociale Aq16, degli automobilisti e soprattutto ignorando completamente i cartelli posizionati dall’amministrazione appena due giorni fa.
Quelli che vietano la sosta a camper e caravan fino al 22 aprile, pena la rimozione del mezzo. Subito dopo il posizionamento di questi divieti, mercoledì mattina, i nomadi erano praticamente spariti ma ieri, molto presto, un cittadino ci ha segnalato il loro ritorno in massa.
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Così siamo andati a controllare. Il primo ad arrivare, verso le 12.30, è stato il fotografo della Gazzetta, in sella al suo motorino. Una volta nei pressi del Foro Boario, però, si è trovato dinanzi a una situazione difficile.
Una decina di nomadi, fra i quali anche diverse donne con bambini piccoli al seguito, si erano piazzati sui lati del parcheggio, circondando praticamente tutti gli accessi all’area. Delle vere e proprie vedette che scrutavano e controllavano chiunque entrasse e uscisse dalla zona.
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Così, vista la tensione che si è creata nei giorni e la notoria “scontrosità” di alcune di quelle persone, per evitare di provocare in qualche modo i nomadi il fotografo ha deciso – o sarebbe meglio dire è stato costretto – a parcheggiare a distanza, negli stalli posizionati davanti alla Bper fra via Gutenberg e via Gigli, fronte via Manfredi.
Una mossa che però non è bastata per sfuggire allo sguardo attento delle sentinelle.
Una prima aggressione verbale è avvenuta mentre il ragazzo era ancora sul motorino. Proprio quando stava per entrare nel parcheggio adiacente al Foro Boario, infatti, gli è passato accanto un camper con a bordo tre uomini. I quali non appena hanno visto lui e il borsone che aveva con sé hanno rallentato, iniziando a inveirgli contro affacciandosi dai finestrini.
«Vattene, ti spacchiamo la faccia, ti rompiamo la macchina fotografica, vaff...» hanno urlato in direzione del fotografo. Solo alcuni degli insulti e delle minacce che siamo riusciti a comprendere.
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Il camper ha quindi proseguito all’interno dell’area scambiatori raggiungendo il resto della carovana, mentre il fotografo ha parcheggiato il motorino vicino a via Gigli. Fermato il mezzo, però, i tre esagitati sono immediatamente scesi dal mezzo e si sono diretti con fare minaccioso verso il collaboratore, spalleggiati da due vedette che si sono aggiunte alla spedizione.
I cinque energumeni lo hanno quindi circondato, mantenendosi a circa un metro di distanza, ed è iniziata la seconda aggressione. Fortunatamente, solo verbale.
Quello che i nomadi volevano, in sintesi, era che il ragazzo dimostrasse che non gli aveva scattato delle foto anche se, fino a quel momento, la macchina fotografica era rimasta nascosta all’interno della borsa.
Mentre quattro di loro sono rimasti leggermente distanti per controllare che non scappasse, uno di quelli che erano a bordo del camper appena arrivato si è avvicinato, esigendo fra insulti irripetibili e minacce di violenza fisica di guardare gli scatti presenti nella macchina.
«Guardate che sono uno studente del liceo Moro – ha provato a difendersi il nostro fotografo, vista la sua età – sono appena uscito da scuola. Sono qui per fare delle foto per conto di Fotografia Europea».
Giustificazioni che non sono bastate al gruppo tanto che, alla fine, hanno passato in rassegna le foto salvate in memoria. Immagini vecchie che nulla c’entravano con loro. A quel punto, soddisfatti, se ne sono andati ma non prima di aver lanciato l’ultima, pesante, minaccia: «Abbiamo la tua targa, se domani vediamo delle nostre foto pubblicate ti bruciamo la moto e la casa».
Non appena la spedizione punitiva si è ritirata, verso i camper hanno cominciato a uscire da via Gutenberg gli studenti del Moro.
Le sentinelle vista la massa di liceali si sono appostate vicino alla carovana e così il fotografo, deciso a completare il servizio giornalistico, ha colto l’attimo riuscendo ad approfittare della corsa G di Seta.
Quella che ha per capolinea il parcheggio del Foro Boario e che viene intensificata proprio in coincidenza con l’uscita da scuola dei liceali. Salito nuovamente sul motorino il ragazzo ha parcheggiato nei pressi della fermata davanti al Roadhouse Restaurant, in via Manfredi, salendo sulla corsa successiva.
Restando sul mezzo pubblico fino a che non è arrivato all’interno del Foro Boario, è dunque riuscito a scattare delle fotografie.
Ed è solo così, grazie a un autobus di Seta e alla perseveranza del nostro fotografo, che oggi possiamo mostrare ai lettori le condizioni di degrado e inciviltà nelle quali versava ieri mattina la zona scambiatori.
Immediatamente dopo l’episodio abbiamo telefonato al comandante della polizia municipale per segnalare quanto accaduto e, su suo suggerimento, siamo poi andati in questura a raccontare l’episodio alla Digos, che ha messo a verbale le minacce e le violenze verbali.
Verso le 14.45 abbiamo infine effettuato un secondo sopralluogo al Foro Boario, questa volta in auto, scoprendo che di otto camper ne erano rimasti due: uno chiuso e disabitato e un altro col motore acceso. Che fine abbiano fatto gli altri, e per quanto tempo staranno lontani dalla zona, non è dato saperlo.
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